Pino Simeone
Pino Simeone

Non si placa la polemica su Paolo Ghedin, presidente del Mercato Ortofrutticolo di Latina che ha pubblicamente espresso il sostegno dell’ente a Enrico Forte. Il fatto è considerato grave perché la figlia di Ghedin è tra i candidati al consiglio comunale in una delle liste del candidato sindaco del PD. Sul tema sono nuovamente tornati il consigliere regionale di Forza Italia Pino Simeone, e Ivano Di Matteo, candidato al Consiglio Comunale di Latina. “Per la prima volta abbiamo assistito ad un’indicazione di voto data da un consiglio di amministrazione a nome e per conto di circa seicento persone che erano all’oscuro di tutto – dichiarano i due -. Una decisione che potrebbe, per inadeguatezza e inopportunità, entrare nei manuali”. I due attaccano anche gli avversari: “Il centrosinistra, di fronte a quanto accaduto non si è indignato ma ha accettato di buon favore i presupposti di quello che domani potrebbe palesarsi come un voto di scambio. In questa occasione il presidente Ghedin ha confuso l’esercizio del suo ruolo all’interno del Mol con quello di padre orgoglioso e allo stesso tempo, il centrosinistra e il suo candidato sindaco, hanno perso l’occasione per prendere le distanze da un modo di agire che, sul piano etico e politico, è inaccettabile”.

Per Simeone e Di Matteo il silenzio di Enrico Forte è indice di un certo timore: “Oggi questa scelta avvelena la proposta politica e dimostra come la sinistra tema il confronto politico reale e senta sul collo il fiato del sorpasso – continuano i due esponenti di Forza Italia -. Sarebbe opportuno che il candidato del centrosinistra fosse capace di fairplay richiamando i suoi alle regole della buona educazione politica. I giochi di potere non ci piacciono e per questa ragione, chiederemo, con gli strumenti che la legge ci mette a disposizione, di accedere agli atti e di avere copia del verbale della seduta del consiglio di amministrazione del Mol in cui si è deliberato di sostenere il candidato sindaco del Pd. Vogliamo leggere gli atti, i contenuti e comprendere se non ci siano, tra quelle righe, i presupposti del voto di scambio”. Si tratta di una scelta fatta nel rispetto degli operatori del MOL, così sostengono Simeone e Di Matteo. “Non viviamo in una dittatura dove uno pensa e decide per tutti – concludono i due “azzurri” -. Forse Ghedin e Forte non se ne sono accorti, o gli fa comodo non accorgersene, ma viviamo in una democrazia in cui ciascuno legittimamente decide, sceglie e vota chi ritiene opportuno. Il voto non si delega, si esercita singolarmente e senza intercessioni”.