Minturno, anziana di 110 anni trova buono postale del 1986 del valore di 250mila euro

Un’anziana di 110 anni di Minturno trova un buono postale fruttifero di 10 milioni di lire del 1986 che vale 250mila euro.

Una storia di Natale che vede protagonista Antonia Anzalone, nata a Minturno. Vedova, pensionata da tempo e emigrata ha trovato grazie ad alcuni familiari, nella sua abitazione, il buono a lei intestato.

Si rivolge prima alle Poste che però calcola al ribasso il suo valore, non applicando gli interessi dichiarati sul retro del buono, ma quelli più bassi succedutisi negli anni. A quel punto si rivolge all’associazione Giustitalia (www.associazionegiustitalia.it) che si occupa a livello nazionale ed internazionale della riscossione dei buoni postali e dei Titoli di Stato. Scopre così che il titolo vale più del doppio, ovvero 246.560 euro. 

“In linea generale – spiegano dall’associazione – occorre considerare che la capitalizzazione al netto della ritenuta fiscale, per ciascuno dei primi 20 anni di durata dei Buoni, è illegittima in quanto in tale caso verrebbe anticipato il momento impositivo previsto dalla normativa primaria. L’articolo 26 del Dpr 600 del 1973, prevede infatti l’applicazione della ritenuta in base al principio di ‘cassa’ e non a quello della maturazione. E i Bfp a differenza dei BTp non distribuiscono cedole nel corso della loro durata.

Gli interessi maturano ogni bimestre e vengono incassati dal sottoscrittore solo quando si presenta all’ufficio postale per riscuotere il montante. Non è quindi equo anticipare l’applicazione dell’imposta, anche perché la ritenuta fiscale viene girata dalle Poste allo Stato solo quando il sottoscrittore presenta il Bfp all’incasso.

L’azione rispetta il requisito dell’omogeneità dei diritti in quanto Poste Italiane commetterebbe errori sistematici: la stessa, infatti, calcola i rendimenti dovuti ai risparmiatori, di anno in anno, capitalizzandoli al netto della ritenuta fiscale, erodendo così il montante per ciascun anno di maturazione del titolo, senza che a tale erosione del montante corrisponda un versamento su base annuale della ritenuta all’Erario.

Poste ritiene di applicare tale metodologia di calcolo sulla base dell’articolo 7 comma 3 del Dm 23 giugno 1997, ma tale norma precisa semplicemente che sul montante dei Buoni Serie Q gli interessi “continueranno” a essere applicati annualmente al netto della ritenuta fiscale”.

Come in ogni favola di Natale la signora non terrà tutta la somma per sé: una parte verrà devoluta per la distribuzione del vaccino Covid alle strutture preposte nel Lazio.

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