lunedì 17 Gennaio 2022

Mi Chiamo Littoria, inammissibile la proposta referendaria, ma il movimento non ci sta

La proposta è inammissibile, così recita il documento firmato dal presidente del consiglio Massimiliano Colazingari e dal segretario generale del Comune di Latina, Rosa Iovinella, indirizzato al movimento civico “Mi chiamo Littoria”. La proposta era proprio quella di ripristinare il vecchio nome alla città di Latina, era stata depositata il 30 giugno, corredata da 1.200 firme di cittadini. Ma quelle firme, secondo il segretario generale del Comune, non sono state autenticate da chi di dovere, e non sono corredate dai certificati elettorali. Tanto basta per cancellare la possibilità di fare un referendum per tornare al nome originale, come chiedevano i promotori dell’iniziativa.

Da “Mi chiamo Littoria” però annunciano che non è finita qua. A Colazingari hanno scritto che, sì, è vero, le firme non sono autenticate, ma ci sono tutti gli elementi per riscontrare la loro genuinità, essendo indicati nome, cognome, data di nascita, residenza e numero di documento di identità.

“Appare francemente deludente constatare che il Consiglio Comunale che è espressione, in via maggioritaria di un movimento civico, si sia rifugiato dietro mere eccezioni formali per negare il dibattito su un tema di così vasta risonanza popolare per la nostra comunità cittadina”, scrivono. “Contestualmente – aggiungono – appre altresì disdicevole dover portare, eventualmente, all’attenzione di un giudice terzo, una questione di confronto cittadino che scaturisce dalla più sana ed appropriata voglia di partecipazione popolare espressa, nel caso di specie, da 1.251 sottoscrizioni di cittadini/e residenti nel comune di Latina”.

Segue poi una spiegazione del perché la dichiarazione di inammissibilità della proposta è essa stessa illegittima. Per Mi Chiamo Littoria, doveva essere effettuato il “contradditorio preventivo”, cioè, il Movimento doveva essere informato dell’avvio del procedimento e avrebbe potuto confutare la tesi della inammissibilità.

Altro punto contestato è la necessità di allegare il certificato elettorale, cosa che, dicono, restringe la partecipazione popolare, contrariamente a quanto dovrebbe fare un referendum. Senza contare che è facile verificare che i firmatari siano anche elettori di Latina. E aggiungono, nel Regolamento Comunale non si parla mai di necessità di autenticare le firme. E soprattutto, il provvedimento firmato dal segretario generale non indica dove è possibile ricorrere.

Sarebbe stato opportuno parlare di irregolarità formale, scrive ancora il Presidente Euro Rossi a Massimiliano Colazingari, e dare semmai un termine per regolarizzare l’istanza.
Per questo viene chiesto di dichiarare ammissibile la proposta per essere portata in Consiglio Comunale. Oppure di dare del tempo per regolarizzare le firme, altrimenti il Movimento potrebbe presentarne presto altrettante.

“Tuttavia – conclude Euro Rossi – si confida nel far prevalere l’alto senso di riconoscimento partecipativo spontaneo della comunità cittadina rispetto a formalismi che limitano la libera espressione e diretta partecipazione popolare, rispetto ad un Consiglio Comunale che viene così privato a causa di eccessivi formalismi, del suo più alto dovere rappresentativo quale quello di interpetare e promuovere il sentimento della comunità amministrata. Pur riservandomi a tutela del movimento civico che mi pregio di rappresentare la valutazione di ogni opportuna azione di tipo giurisdizionale, sento, un cuor mio, che questo significherebbe la sconfitta di quei principi di partecipazione popolare sanciti dallo Statuto Comunale e vedrebbe il civismo sostituito da una casta elettiva”.

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