Fabio Mazzenga, presidente della sezione Meccanici di Unindustria

Il settore della metalmeccanica dopo i buoni risultati conseguiti tra il 2015 e il 2017, ha rallentato la corsa: a partire dai primi mesi del 2018 l’attività produttiva è stata caratterizzata da una fase di sostanziale stagnazione. Questi i risultati dell’indagine congiunturale di Unindustria Federmeccanica.

Per il Lazio, i dati emersi su un campione di imprese associate che applicano il Ccnl metalmeccanico segnalano, per il trimestre estivo (luglio-agosto-settembre 2018), una fase di rallentamento.

Aumentano infatti le segnalazioni di una diminuzione del fatturato totale rispetto al trimestre precedente (29% del campione), sebbene permanga elevata la quota di coloro che ne dichiarano un aumento (38%). Il fatturato estero è indicato prevalentemente stabile (55%) o in diminuzione (28%). Nel comparto manifatturiero emerge una sia pur modesta tendenza all’aumento delle scorte di materie prime rispetto alle normali esigenze produttive (26%). Così come nella media nazionale, anche nel Lazio il portafoglio ordini delle imprese resta sostanzialmente invariato rispetto al trimestre precedente (57% delle imprese).

Le attese per l’ultimo trimestre dell’anno restano tuttavia positive: le imprese prevedono un aumento del fatturato totale (49% delle risposte), del fatturato estero (31%) e dell’occupazione (31%).

Sulla scia del rallentamento nazionale ed europeo, anche la metalmeccanica del Lazio avanza ad un ritmo meno intenso rispetto al 2017, anno di forte ripresa per l’economia regionale. La perdita di slancio è frutto di una serie di concause: dal rallentamento generalizzato della congiuntura internazionale a quello di alcuni nostri importanti paesi partner, ma anche la situazione politica interna che alimenta incertezza circa il costo del denaro ed il sostegno alla crescita, e molte criticità della competitività territoriale.

In seguito all’entrata in vigore del decreto Dignità sui rapporti di lavoro a termine (DL 87/2018), un terzo del campione dichiara che non rinnoverà i contratti a termine giunti a scadenza.

L’introduzione del Welfare, con l’ultimo rinnovo del Ccnl e i benefici previsti dalla vigente normativa, secondo il 68% degli intervistati ha favorito l’attuazione in azienda di politiche in quest’ambito.

Di questo sottoinsieme di imprese, il 61% ha in programma di realizzare un sistema di welfare, mentre il 39% lo ha già realizzato: la maggioranza (44%) ha adottato un piano puro, il 34% il premio di risultato e il 22% entrambe le soluzioni.

Circa la preparazione dei neoassunti (neodiplomati e neolaureati), il 38% del campione non la ritiene del tutto adeguata rispetto alle attività lavorative richieste, soprattutto per carenza di competenze tecniche.

“L’industria, dalla grande alla piccola azienda – ha detto a tal proposito Fabio Mazzenga presidente della sezione Meccanici di Unindustria – necessita di personale specializzato in possesso di soft and hard skills e l’Industria 4.0 ha accelerato il processo di sviluppo delle competenze aggiornate, tanto che le imprese stanno sempre più indirizzandosi a integrare la formazione che avviene nelle scuole per formare i nuovi “Tecnici 4.0”, al fine di rendere pronti il più possibile i giovani al lavoro. Per offrire ai giovani maggiori opportunità di successo formativo e professionale, è fondamentale uno stretto raccordo tra le scuole e il mondo produttivo e un rafforzamento della istruzione tecnica e professionale.

Per ridurre il gap tra la istruzione tecnica superiore e le competenze attese dalle imprese rispetto ai profili professionali di cui necessitano, è importante investire in percorsi di formazione specialistica tecnico/pratico post diploma in cui le imprese possano contribuire attivamente alla formazione dei giovani al mondo del lavoro, in perfetto allineamento con le competenze richieste dal mercato. Le fondazioni Its (Istruzione tecnica superiore) sono ad esempio un valido strumento formativo in tal senso, perché possono rappresentare il luogo di progettazione formativa congiunta tra scuola e imprese, in stretta connessione con il territorio.

A conferma di ciò, come evidenziato dalla ultima indagine Excelsior del 6 novembre 2018, nel quinquennio 2018- 2022, tra i profili professionali più difficili da reperire si contano i tecnici in campo ingegneristico (61,2%), quali ad esempio tecnici addetti alla programmazione di macchine a controllo numerico e tecnici per la gestione, manutenzione ed uso di robot industriali”.