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Memorial Marino Peloso negato, l’amarezza di un ciclista in gara

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“Come al solito nessuno degli enti preposti ad autorizzare un evento così bello come una corsa ciclistica amatoriale ha fatto una bella figura. In realtà solo l’amministrazione provinciale ha rispettato i tempi. Gli altri attori hanno brillato per menefreghismo, mancanza di rispetto del lavoro altrui, ma soprattutto per mancanza di rispetto dei valori dello sport” è l’amarezza di un tesserato Opes, che ha votato Coletta (tiene a specificare) perché uomo di sport, nel vedersi negare la possibilità di partecipare alla gara ciclistica Marino Peloso.

Il memorial, giunto alla decima edizione, che si sarebbe dovuto svolgere sullo stesso percorso di sempre, quest’anno non ha ottenuto il benestare dal Comune di Latina perché  “le strade presentano deformazioni strutturali del piano viario dovute principalmente alla insufficiente manutenzione che il servizio riesce ad eseguire a causa delle esigue risorse economiche messe a disposizione”.

“Domenica – racconta ancora il membro dell’organizzazione che non vuole essere menzionato – siamo ripassati decine di volte sul tratto incriminato dal Comune e interdetto alla gara che avremmo dovuto disputare. Sono passati migliaia di ciclisti, di motociclisti, di automobilisti, di fantasticamente inutili e demagogici monopattini elettrici. Con sommo pericolo per la vita, a leggere il comunicato dell’ufficio Manutenzione e Qualità Urbana.
Se una strada, anzi tutte le strade comunali sono deformate e presentano insufficiente manutenzione e quindi non praticabili, perché non si chiudono tutte al traffico?”

Come mai, poi, solo poche settimane fa si è potuta svolgere la maratona UISP, con chiusura completa al traffico per diverse ore, e la gara ciclistica del tempo massimo due ore, e il solo blocco del traffico al passaggio dei ciclisti è stata negata?

Ma l’aspetto più triste, fa sapere la società sportiva Peloso Team Bike, è stato l’ostracismo ad oltranza nella ricerca di percorsi alternativi. “Niet”, nessuna possibilità di dialogo per cercare di salvare il salvabile, per salvare i soldi spesi per organizzare un evento che negli anni ha richiamato fino a 300 atleti dalla regione e fuori regione.

“Ora ci aspettiamo almeno le scuse e qualcuno che dica al mondo del ciclismo amatoriale pontino: ci dispiace, abbiamo sbagliato tutti” fa sapere l’organizzazione.

“Ognuno di noi si assume giornalmente delle responsabilità, nel lavoro, in famiglia, nella vita. Voglio un futuro in cui un Sindaco, un responsabile del Comune, un tecnico, si assumano una, una sola responsabilità, senza paura, senza preconcetti, con il solo intento di rendere migliore la vita ai cittadini, nel rispetto delle regole, regole uguali per tutti. Altrimenti il ‘bene comune’ sarà bene solo per qualcuno” conclude il ciclista deluso che ci ha scritto.

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