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Ennesima aggressione al personale sanitario del pronto soccorso.

Questa volta, e non è certo la prima, è accaduto all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.

I pronto soccorso della provincia di Latina, come quelli del Lazio, sono diventati come campi da guerra.

Medici, infermieri e tecnici sono in perenne trincea.

I pazienti costretti ad attese estenuanti in ambiente spesso angusti ed inadeguati rispetto all’affluenza.

Risultato, si dà in escandescenza, si degenera in atti di violenza sia verbale che fisica.

Le ragioni?

Si trovano nella mancanza di organizzazione politica, gestionale ed amministrativa di cui tutti, ciascuno per il ruolo che ricopre, sono corresponsabili.

Sono anni che fatti come questo si verificano, e nulla è stato fatto.

I medici e gli infermieri, così come tutto il personale, si fanno in quattro per sopperire alle carenze di cui non sono responsabili e per dare adeguata assistenza ai pazienti.

Lo fanno gravati da un clima di tensione che non fa bene solo a loro ma anche a chi nella loro professionalità cerca quel conforto umano e quell’assistenza medica che la malattia richiede.

La rabbia dei cittadini nei confronti del sistema sanitario che perde acqua da tutte le parti è comprensibile.

Ma la violenza non è mai, in nessun caso, nè la risposta nè tanto meno la soluzione.

Chi aggredisce i medici sta aggredendo la possibilità di tutti di essere curato.

Sta ledendo il diritto del personale a lavorare in ambiente adeguato alla delicatezza e all’impegno, nonchè alla concentrazione, che salvare le vite umane impone.

Condannare quanto accaduto è il minimo, ma quando viene fatto da chi è deputato a decidere e ad evitare che questo accada sa di retorica.

L’emergenza è diventata incandescente e l’arrivo della stagione estiva non farà che peggiorarla.

Tuteliamo i nostri medici, garantiamo chi ogni giorno si pone al servizio dei pazienti e delle loro famiglie.

Facendolo tuteleremo non solo loro ma il nostro diritto alla cura.