L’assessore regionale alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato, non ci sta. La Regione ricorrerà al Consieglio di Stato contro la decisione del Tar di accogliere il ricorso presentato dal sindacato dei medici di medicina generale.

“I cittadini chiedono una cosa semplice: di poter parlare con il proprio medico di medicina generale e di avere, lì dove necessario, l’assistenza domiciliare. La sentenza – spiega D’Amato – del Tar del Lazio non tiene conto del mutato quadro della pandemia e del ruolo che devono avere anche i medici di medicina generale nel rafforzare la rete territoriale di assistenza. E’ un passo indietro rispetto al nuovo accordo nazionale sottoscritto dalle principali sigle dei medici di medicina generale e dal Ministro Speranza”.

Per l’assessore, infatti, pensare di gestire gli oltre 600 mila in isolamento domiciliare in Italia e gli oltre 60 mila nel Lazio solo con le Unità mobili Uscar vorrebbe dire avere a disposizione una platea di oltre 10 mila operatori, stante l’evoluzione della pandemia.

“Pensare di suddividere come fa il Tar l’assistenza domiciliare da Covid a non Covid destinando esclusivamente ai medici di base solo quest’ultima, non solo non tiene conto di un quadro di cronicità e pluripatologie presenti soprattutto nelle fasce di popolazione più anziana, ma tecnicamente significa non garantire alcuna assistenza domiciliare. Questo ovviamente non è né possibile e né praticabile. Ricorriamo in Consiglio di Stato affinché si possa sospendere la sentenza del Tar del Lazio, che rischia di bloccare l’assistenza domiciliare Covid creando – conclude – un danno irreparabile in un momento in cui il servizio sanitario regionale sta combattendo una battaglia durissima per difendere Roma e il Lazio“.