Maurotto, il tempo è cattivo. Sei stato un grande sindaco, sei stato come Allinari alle immagini, ma ora è non è tempo di foto in bianco e nero, manco di Cinema, ma di immagini digitali. di realtà virtuali.

Maurotto, il tempo è avaro con il tempo e ne resta sempre meno per tutti. Io e te siamo di un altro tempo. Sai che quando ti parlo, mi parlo.

Oggi la tua città è diversa da come tu l’hai solo immaginata. E’ sfrontata, è forse anche cancellata da quell’odore di Roma che la sta spogliando di ogni fragranza, di ogni segno suo:  alla stazione ferroviaria salgono e scendono non quelli de “o fero, o zinco”, non i coresi che intercalano “jeso”, ma filippini, nigeriani, o di etnie che non so neanche identificare, e romani che pensano Cisterna una Garbatella un poco più giù.

Maurotto caro tu parli una lingua da radio a galena che io, che conosco la galena comprendo, quindi ci comprendiamo, ma non ci comprendono più.

Maurotto fai la voce grossa, ma hanno tutti le cuffie.

Maurotto hai riscattato al tuo tempo un mondo, hai segnato l’intelligenza dei cispadani di campo davanti la spocchia dei cittadini, dei borghesi piccoli piccoli che si sentivano giganti. Hai inventato una Cisterna che non c’era, ma ora è una Cisterna tutta nuova e interamente altra. Non abbiamo strumenti, questa è la verità.

Maurotto lascia perdere l’ira, fai quel che puoi, ma la Storia gira e la marcia indietro non è stata montata al suo carro.