di Giusy Cavallo – Si era urlato alla svolta, alla rivoluzione. Si era parlato di Latina come esempio da seguire, come passo in avanti importante nel riconoscimento dei diritti civili della coppie gay. Ma, come avevamo già detto, unici mentre tutti si spellavano le mani per applaudire alla clamorosa “decisione” del Consiglio comunale di Latina, niente è cambiato e niente è stato deciso né dal sindaco, né dalla giunta, né tantomeno dai consiglieri.
Mario e Antonio, la coppia che si è sposata 12 anni fa in Olanda e ha chiesto più volte al Comune di Latina il riconoscimento della loro unione, si sono visti, di nuovo, rifiutare la trascrizione del loro matrimonio.
Di nuovo, come nel 2004, il parere dell’ufficiale di Stato Civile è stato negativo perché “la trascrizione è contraria all’ordine pubblico”. Stessa motivazione di dieci anni fa, quindi, senza interpellare il Ministero dell’Interno, così come richiesto dal sindaco, né tener conto della sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito che non possono essere usati motivi di ordine pubblico per argomentare il rifiuto della trascrizione dell’unione.
Il Consiglio comunale aveva licenziato una mozione che demandava agli uffici preposti di rispondere, secondo la normativa vigente, alla richiesta amministrativa fatta dai due cittadini latinensi. Ebbene la risposta è arrivata ed è di nuovo un no secco.
Adesso Mario e Antonio hanno deciso di ricorrere alla Corte europea per far valere i propri diritti.
Certo l’Aula del Consiglio aveva anche votato un sub emendamento per impegnare il Parlamento a legiferare in materia di diritti civili sulle coppie di fatto, ma non serve un costituzionalista per capire quanto valore ha attualmente questo atto!





