Massimo Bortoletto
Massimo Bortoletto

Non conosco la ragione per cui La Feltrinelli ha mandato via il direttore di Latina, Massimo Bortoletto. Non lo so e non posso dire, ma posso dire cosa ha fatto in questi anni di guida della libreria Massimo Bortoletto. Io e lui non ci condividiamo spesso ma, credo, ci rispettiamo per la bellezza delle differenze. Quel punto che vende libri in un monopolio di tessuti, ha fatto la differenza tra l’essere un centro cittadino e non un centro commerciale vecchio. Lui, Massimo, ha aperto la libreria non solo per vendere libri, ma anche per parlare di libri, anche per parlare di vita. L’ho visto, giuro, giocare con i bambini a misteriosi giochi fatto con i smart phone, con i tablet fuori dalla libreria, scommettendo in mondi e linguaggi che per noi “antichi” sono come viaggi ipotetici su Marte.

In libreria spiccava, è alto, un cispadanone che da l’idea del gigante gentile. Non diceva mai di no ad alcun proposta di libro da presentare, fosse anche il polo sud del suo polo nord valoriale. La cultura è questo, un futuro che non c’è che per farsi immaginare ha bisogno di ogni passato.

Mi spiace, ci ha ospitato a me e Francesco per due anni per il programma “Attenti a quei due”, in cambio ci ha chiesto di veicolare le novità librarie e mai, mai una volta, ci ha chiesto di cosa, e per cosa, avremmo parlato.

Mi spiace, perché La Feltrinelli con lui è stata non solo luogo li lettura, di novità del leggere, ma anche posto dove poter parlare in pubblico della cosa più privata che c’è: la lettura di un libro.

A La Feltrinelli vorrei solo dire che nel mondo, quando si lavora, servono regole e procedure, ma nella filiera speri ci sia ad un certo punto un decisore che oltre a rispettare proticolli, regole e contratti pensi alla persona. Sarebbe un mondo bellissimo se ogni tanto pensassimo alla persona.