giovedì 2 Dicembre 2021

Massacro del Circeo, i familiari delle vittime ricorrono al Corte Europea dei diritti dell’uomo

A 45 anni da quel maledetto fine settimana, da tutti conosciuto come il “massacro del Circeo”, la vicenda è ben lungi dall’essersi esaurita.

Ad accendere nuova luce sui fatti sono i familiari delle vittime: Roberto fratello di Donatella Colasanti, e Letizia, sorella di Rosaria Lopez, che si si rivolti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. “L’Italia non ha cercato Andrea Ghira e deve pagare per non essere riuscita a punirlo con il carcere”.

Questa sera, 18 novembre, anche la trasmissione Tv di Rai Tre, Chi l’ha visto, tornerà sulla vicenda cercando di chiarire quei lati che restano ancora oscuri. La volontà di andare avanti nella ricerca della verità era stata anticipata dall’avvocato Chiriatti già nel 2016.

Quell’anno ci fu la conferma che il corpo di Ghira era sepolto a Melilla, enclave spagnola in Africa, sotto il nome di Massimo Testa de Andres.

Questo è quanto emerse dalla seconda analisi del dna sul cadavere effettuata dai medici legali Giovanni Arcudi e Giuseppe Novelli su richiesta dell’avvocato Stefano Chiriatti, sollecitato dalla sorella di una delle vittime del massacro del Circeo, la Lopez appunto.

Tre le persone ritenute responsabili del massacro: Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, tutti condannati all’ergastolo. Di Ghira, però, si persero presto le tracce. probabilmente, fuggì all’estero, cambiò nome e morì nel 1994. Soltanto nel 2005, casualmente, si scopri che forse Ghira era sepolto in Marocco.

Il cadavere di quell’uomo, ricercato in tutto il mondo, fu riesumato per accertare la verità. Nonostante il deterioramento dei tessuti, per i medici legali il corpo era proprio quello di Ghira. Ma questo non bastava a Letizia Lopez: sua sorella prima di morire nel 2005, per un tumore al seno, le chiese di cercare la verità.

“Nel 2007 mi ha contattato la signora Lopez – dichiarò qualche anno fa l’avvocato Chiriatti alla collega Silvia Colasanti di LatinaCorriere – mentre mi occupavo del processo a carico di Izzo per il duplice omicidio commesso a Mirabello Sannitico in provincia di Campobasso dopo essere uscito dal carcere. Mi aveva posto il problema e chiesi una consulenza per capire se effettivamente ci fossero motivi di dubbio sulla risultanza dell’autopsia. Per questo presentammo un’istanza alla Procura di Roma che fu accolta. E oggi, grazie a strumenti diversi e molto più precisi, è stata raggiunta quella sicurezza che dieci anni fa non era possibile”.

Poi aveva anticipato la volontà di rivolgersi alla Corte Europea: “Quando avremo conferma ufficiale della notizia saremo pronti per adire la Corte Europea dei diritti dell’uomo: vogliamo capire se ci siano state responsabilità. Ghira era a un passo da casa nostra e nessuno sapeva? Nessuno è riuscito a trovarlo e ad assicurarlo alla giustizia? Voglio capire, come pure lo vuole la mia assistita, cosa sia accaduto esattamente in questi anni. Come sia possibile che una persona condannata per un omicidio tanto efferato possa essere sfuggito sempre ai controlli e non abbia fatto neanche un giorno di carcere”. Insomma la ricerca della verità dopo un delitto che sconvolse un’intera nazione non è terminata: troppe cose ancora non sono state chiarite.

IL MASSACRO DEL CIRCEO

Roma, quartiere Tor Marancia, 30 settembre 1975: da qui due ragazze di periferia, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, partirono fidandosi di tre coetanei conosciuti sotto al «Fungo» dell’Eur – i «pariolini» Andrea Ghira, Gianni Guido e Angelo Izzo – e finirono inghiottite in uno dei più atroci fattacci della seconda metà del Novecento: il massacro del Circeo.

Rosaria e Donatella umiliate, seviziate, violentate per un giorno e una notte e infine stipate come sacchi nel portapacchi della 127, mentre loro scherzavano. Una, Rosaria, trovata morta all’arrivo a Roma, al Nomentano, dopo che un passante sentì i gemiti. L’altra, Donatella, viva. Ma segnata a vita.

CORRELATI

spot_img
spot_img