Incidente mortale Marica Bianchi
L'auto su cui viaggiava Marica Bianchi

“Uscire di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere, piacere d’incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere, la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza, sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza”. Canta così Francesco Guccini in Piazza Alimonda. E questa canzone mi rimbomba davanti alla foto di Marica Bianchi, morta questa notte su via della Striscia. Conosco quella strada, è dietro casa mia, stretta lunga, sola, tanto solo un posto dove non si può morire a 20 anni. Non cerco responsabilità, forse siamo tutti figli di fatalità. Ma a 20 anni no, a 20 anni devi uscire di casa e conquistare il mondo, per dovere, per futuro. Questa ragazza, lei proprio, non avrà il filo che aveva il diritto di incrociare per fare la sua trama. Dicono ci sia un Dio della misericordia, dico che, se c’è, è troppo distratto. Dico che, se c’è, volge la testa altrove troppo spesso. Dico che non è giusto, poi taccio, perché non posso farci niente, non  possiamo farci niente ma è quell’assenza che farà la differenza, per la sua gente, per il suo sangue e per i tanti che a 20 anni pagano il prezzo del dovere di vivere. E sento la canzone “Uscire di casa a vent’anni è quasi un obbligo…”