Un momento della conferenza stampa dopo gli arresti

Avrebbero dovuto assistere e accudire gli ospiti dei centri di accoglienza straordinaria (Cas), perché a loro erano stati affidati dallo Stato e perché per questo ricevevano circa 30 euro al giorno per ogni persona richiedente asilo politico.

Invece li avevano fatti arrivare in tantissimi, molti di più di quanto le strutture potessero contenerne e per loro spendevano 1 o 2 euro al giorno. Il minimo per una sopravvivenza fatta di stenti, in immobili spesso fatiscenti senza la possibilità di protestare. Ci avevano provato nel 2016 ma la “rivolta” era stata bloccata sul nascere ed erano stati ricattati. “Se non state buoni non potete rimanere e tornerete nel vostro paese”. Questo veniva detto loro e da quel momento nessuno ha più avuto il coraggio di denunciare.

Per questo per la prima volta è stato contestato ai gestori di due onlus di Fondi, La Ginestra e Azalea, oltre ai reati di falso, truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture, anche quello di maltrattamenti in famiglia, che riguarda anche le persone che hanno sotto la loro cura qualcuno affidato per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia.

L’operazione Dionea, di oggi 26 giugno, ha portato all’arresto di 6 persone, due in carcere e 4 ai domiciliari, proprio perché invece di prendersi cura dei migranti avrebbero lucrato sulla loro pelle.

L’attività è stata svolta a Fondi e in alcuni paesi vicini, Lenola e Monte San Biagio dalla questura di Latina e dal commissariato di Fondi sotto il coordinamento del pubblico ministero Giuseppe Miliano. “I soldi pubblici – spiegato il questore di Latina Carmine Belfiore – venivano distratti in maniera diversificata. Addirittura un banchetto privato per festeggiare il battesimo di un bimbo con 80 invitati è stato pagato con i soldi destinati ai migranti”. Anche in questo caso ad essere fondamentali sono state le intercettazioni.

“Ho trovato delle similitudini tra questa operazione e Mafia Capitale – ha detto sempre questa mattina in conferenza stampa il procuratore aggiunto Carlo Lasperanza – Del resto lo aveva detto Buzzi in una intercettazione che avrebbero fatto molti più soldi con gli immigrati che con la droga”. Ed effettivamente il business è immenso. Soltanto oggi, avevano avuto accesso ai conti correnti degli arrestati, sono stati sequestrati 700mila euro e alcune auto di lusso. L’ultima tranche del pagamento per le strutture gestite sul territorio. Uno dei due arrestati aveva aumentato il suo stipendio da 1500 euro dell’inizio a 5500 euro. E avrebbe affidato le pulizie delle villette ad una onlus che non le aveva mai svolte ricevendo in cambio di nessun servizio 250mila euro.

Un secondo filone di indagine resta ora da approfondire, vale a dire perché in questi anni, dal 2015 quando è stato aggiudicato l’appalto e dall’ottobre 2016 quando c’è stata la protesta nessuno ha controllato, nessuno si sia accorto che tantissime persone, almeno 800 sono passate per quei centri accoglienza e molte si allontanavano senza che qualcuno informasse la questura, venivano bistrattate, trattate come prigionieri da lasciare in condizioni igieniche pietose. Le ipotesi sono tre, per mancanza di controlli, di vigilanza. Perché si sapeva ma si lasciava gestire l’emergenza degli arrivi o perché c’era invece un fenomeno di corruttela. Gli accertamenti sono ancora in corso e per ora nessuna di queste ipotesi è esclusa.

Per il momento le strutture, una ventina di appartamenti e villette riconducibili alle due onlus restano aperte e affidate ad altri soci estranei ai fatti.

In manette sono finiti Luca Macaro e Luigi Pannozzo entrambi di Fondi. Ai domiciliari invece Paolo Giovanni De Filippis, di Fondi, Graziano De Luca di Terracina, Erica Lombardi di Fondi e Orlando Tucci, sempre di Terracina.