Mahmood
Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood

Ha vinto la 69esima edizione del Festival di Sanremo, trascinando con sé un fiume di polemiche.

Critiche derivanti dal suo essere per metà egiziano e per metà italiano, che ad oggi non hanno ostacolato l’onda del successo.

E’ Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood.

Fisico minuto, 26 anni, per molti è già l’icona dell’integrazione.

Un ragazzo nato in Italia e cresciuto con la numerosa famiglia della madre sarda nel quartiere Gratosoglio di Milano.

La passione, quella per la musica, è stata fin da piccolo molto forte in lui. Ascoltava da una parte Mina, Battisti, Lucio Dalla. Dall’altra, in macchina con il padre, le canzoni arabe. Ha iniziato, così, a prendere lezioni di lirica e di pianoforte.

“Chi vuole fare questo lavoro – ha raccontato al Festival internazionale del giornalismo di Perugia – deve avere un minimo di base. Il talento va accompagnato allo studio e ogni porta chiusa che troviamo sulla nostra strada ci servirà sempre a qualcosa”.

Il grande salto arriva per Mahmood a 18 anni, con la composizione dei primi testi musicali e di melodie molto vicine a generi come il rap e la trap. Pezzi che per un periodo di tempo ha custodito gelosamente, servendo ai tavoli di un bar in piazza San Babila a Milano.

Nel 2016 gli è giunta voce della possibilità di partecipare ad area Sanremo, un’audizione che ha pagato a proprie spese. Superò il provino, posizionandosi quarto.

Da lì il suo percorso artistico ha preso la giusta piega. Grazie a un contratto discografico con l’Universal Music ha imparato a scrivere canzoni pop. E’ stato successivamente contattato da Fabri Fibra, da Michele Bravi e Marco Mengoni per una collaborazione come autore.

Nel 2018 Mahmood decide di riprovarci al Festival di Sanremo Giovani con la title-track “Gioventù bruciata”, prodotta da Stefano Ceri. Incredulo, si è classificato primo passando direttamente tra i “big”.

A febbraio 2019 sul palco dell’Ariston il debutto con “Soldi”. Canzone potentissima, curata nei minimi dettagli, introspettiva e immediata.

Mahmood va dritto al cuore e questa volta trionfa.

Ad essere premiata è, infatti, la sua storia: il viaggio da bambino in Egitto, la presenza e assenza del padre, che pervade la sua vita e le sue melodie. A colpi di elettronica e a ritmi arabeggianti.

Un misto di culture che può generare, a volte, armonia.