sabato 26 Novembre 2022

Maestre di Monte San Biagio e il “sor maestro” di mio padre

Il fatto non sussiste, ma le insinuazione, la berlina pubblica sono state vere. Le maestre di Monte San Biagio sono state prosciolte da una accusa infamante “maltrattamenti ai bambini”.

Che è come dire ad un medico di essere assassino. La gogna fa più vittime della cattiveria. Sono garantista per scelta, ho timore sempre dell’eccesso di accusa che quello di difesa, di eccesso, non esiste.

L’accusa è una tesi in antitesi alla possibilità di difesa e solo la sentenza del giudice terzo è “sintesi”.

Ma questa è terra di Santa Inquisizione, qui è l’accusato che deve dimostrare la sua innocenza, l’accusa ha solo l’onere di accusare e la calunnia è definitiva al suo nascere. Un movimento politico è nato sull’infamia della santa inquisizione, tranne ora scoprire il dolore di questa infamia. Enzo Tortora fu accusato da un infame, la sua libertà, la sua onorabilità minata da quella infamia, fino alla morte. E taccio dei tanti coinvolti, poi assolti, ma già “morti” che hanno patito l’inquisizione di questo tempo di onestà manifeste. Ammiro i giudici perché io non ne sarei capace, ma credo che uno stato per salvare Abele debba ritenere nessuno Caino fino a quando la “cattiveria” non si dimostri e una sentenza lo rilevi. Chi restituisce alle maestre la dignità? Tortora è morto per parola di infame (e questa non è categoria giuridica ma morale), ma la sua lezione l’abbiamo dimenticata per sete di vendetta sociale. Andreotti non ha baciato Riina, a me Giulio Andreotti faceva impressione ma volevo vincerlo alle elezioni con le ragioni di un modo diverso di fare politica. Volevo vincere per superiorità di speranza di futuro, non per avere meno peccati da confessare a dio.

La politica è idee, i reati sono compito dei carabinieri e i magistrati hanno il potere di togliere la libertà, per questo hanno il dovere di non partecipare alla politica e alla formazione delle leggi, e per loro parlano le sentenze non la loro sociologia. Il dolore delle maestre resta, ma c’è un giudice a Berlino che rende giustizia.

E i bimbi? Hanno diritto ai loro insegnanti, rigorosi negli studi, professionali nell’insegnare, umani nel rispettarli. Fino a prova contraria gli insegnanti sono tutti così e sanno più dei discenti, altrimenti non sarebbero maestri.

Mio padre chiamava il mio maestro, Silvio Sacripanti, “sor maestro”. Era “signore” perché a lui mi aveva affidato per costruire il futuro. Non era Silvio, non era maestro era “signor maestro”, e nella vita erano amici, ma quando insegnava era “signore”.

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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