L'aiuola di via Leonardi a Latina
In via Oreste Leonardi, a Latina, quella che “corre” lungo il muro del teatro comunale, meglio quello che fu il teatro oggi chiuso, c’è un parcheggio anonimo, di quelli che non significano.
I non luoghi degli architetti che parlano bene. E qui c’è una storia incredibile in una città completamente poco credibile. Un signore, un signore di quelli che stanno qui per vita, si è messo a coltivare fiori nelle aiuole. Li cura, li coltiva, li ama, per l’amore di dare un angolo di bellezza in una città sciatta. La città, dal canto suo, sporca questa ipotesi di bellezza: chi strappa i fiori, chi usa le aiuole come pattumiera. Lui continua a pulire, ripiantare fiori, a non rassegnarsi. Poco più in là le aiuole tenute dal comune, con palme porte, rifiuti, puzza di incuria, retorica del bene comune che è, se enunciato, sinonimo di ambizioni proprie.
Facendo questo non vota, non protesta, non disturba, non accusa, non rinvanga passati verosimili, pianta fiori.
Ci passo tutti i giorni e penso che i fiori cambiano il mondo, come i garofani rossi della fine della dittatura portoghese: giovani soldati con fiori rossi dentro le canne dei fucili.
Non so chi sia l’uomo dei fiori, forse non lo saprò mai, ma lui è “rivoluzionario” in una città che fa ipocrisia anche del bene comune.
La libertà dei fiori. Se potete passate di lì, è un modo per amare questa città.