venerdì 14 Giugno 2024
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Lozza “acchiappa tutto”: dopo Crepacuore ampliata anche la discarica di Frosinone?

E’ un anno fortunato il 2018 per il gruppo guidato da Valter Lozza, il titolare della Mad che gestisce le discariche di Crepacuore (Civitavecchia) e di Cerreto (Frosinone). A Civitavecchia infatti l’imprenditore ha incassato l’accordo su una tariffa molto onerosa (95€ per tonnellata) che da una parte rende difficile l’arrivo di rifiuti indifferenziati da altri Comuni rispetto a quelli limitrofi e dall’altra salasserà i cittadini della zona che di quella discarica si servono.

In questo modo se da una parte la discarica potrà rimanere in esercizio ancora per qualche anno (con i rifiuti di Roma si sarebbe esaurita in pochi mesi) dall’altra potrà diventare anche un deposito per rifiuti speciali, che peraltro non sottostanno alla tariffa ma il cui smaltimento viene demandato al libero mercato (che di solito viaggia su cifre ancor più alte rispetto alla tariffa citata). Supposizioni, queste ultime, fondate su fatti. Che la tariffa sia più unica che rara lo dicono le altre autorizzazioni in essere nel Lazio (e non solo); che aprire quella discarica ai rifiuti di altri Ato avrebbe sancito la sua prossima chiusura (che non converrebbe a nessuno non essendoci altre discariche disponibili nel Lazio) lo hanno detto praticamente tutti, soprattutto il sindaco di Civitavecchia, preoccupato da questo scenario riportato in più di una dichiarazione ufficiale.

Sul campo, in questi giorni, c’è però un altro investimento potenzialmente molto redditizio del gruppo Mad che vede in Regione l’apertura della conferenza di servizi per l’ampliamento della discarica di Roccasecca. Un ampliamento che la politica sembra aver dato già per assodato. L’appello del sindaco del piccolo comune in cui si invitavano i parlamentari e consiglieri regionali della zona a salire sulle barricate è infatti caduto nel vuoto, nonostante sull’ampliamento si sia dichiarata contraria anche la sovraintendenza che ha ricordato come la discarica insista su un’area soggetta a vincolo in quanto si tratta “di un’area di bonifica agraria del XX secolo e dunque di importante valenza testimoniale del paesaggio agricolo di inizio secolo scorso” e di come, soprattutto, “le opere ambientali realizzate dal 2002 al 2007 risultino sprovviste delle specifiche autorizzazioni e o pareri paesaggistici”.

Un ampliamento verticale quello ciociaro, che creerebbe una volumetria di 833.485 metri cubi con incrementi in altezza di oltre 20 metri. Vere e proprie colline di monnezza che insistono su un territorio “già compromesso” come scritto dalla proprietà della discarica nella relazione del progetto presentato in Regione nel quale era anche scritto “meglio insistere (su questi terreni, ndr) piuttosto che in un altro territorio potenzialmente vocato a sfruttamenti maggiormente nobili”.

Anche qui però la strada (la conferenza di servizi inizia oggi in Regione), sembra tracciata. Da anni era noto che la discarica Mad stesse esaurendo i suoi invasi. Da anni l’immobilismo per la ricerca di nuovi terreni dove costruire discariche (magari più piccole e di ultima generazione) è stato totale, con i rifiuti indifferenziati che però vengono prodotti tutti i giorni, festivi e campagne elettorali compresi.

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