sabato 24 Febbraio 2024
spot_img

Liberi e uguali, quel fratelli che manca e fa la differenza

Non mi curo della contingenza, ma ho l’esigenza di leggere le cose che avvengono. Il partito nuovo (si fa per dire) della sinistra (si fa per dire) italiana si chiama “liberi ed eguali”. Bello, figo, ma manca qualcosa. Sì, ci penso. Manca qualcosa. Manca una cosa che mi fa suonare come un acuto strozzato, un strofa che ha perso la rima.
Manca “fratelli”, manca fratelli in quella laica trinità che ogni liberò al mondo sente ragione di libertà. Perché se si è liberi ed eguali, ma non si è fratelli non si è comunità, non si è partito, non c’è legame. Ecco quel fratelli se fosse restato al proprio posto avrebbe fatto di una conglomerata elettorale un sfida “socialista”, avrebbe reso sociale l’esigenza individuale alla libertà, il bisogno individuale a non avere bisogno e sarebbe nato una “fede”. “Che giustizia venga chiediamo: non più servi, non più signor, fratelli tutti esser vogliamo nella famiglia del lavor” è una frase dell’ Internazionale.
Quando Pietro Nenni divenne ministro dopo la liberazione, l’ufficiale dei carabinieri andò a presentarsi al nuovo ministro. Nenni quando lo vide entrare si alzo e andò per prendere il paletot, il carabiniere: “signor ministro che fa?”. Lui: “la seguo”. Il militare: “ma lei è ministro”.
Nenni si era alzato perché prima di essere ministro era socialista, e i socialisti stanno con i pezzenti non con le guardie.
Capite cosa manca? Buona fortuna ai liberi ed eguali, da chi ha sognato “tutti fratelli nella famiglia del lavor
Lidano Grassucci
Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

CORRELATI

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img