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Vince il centrodestra a trazione leghista, e si sapeva. Il centrosinistra, con un buon candidato, sta in campo ma perde e il resto non esiste. E’ sparita la terza opzione quella rivoluzione senza rivoluzionari, senza utopie, senza speranze, vuota come un pedalino senza il piede, resta solo l’odore.

E Latina? Vi ricordate Italia in Comune, l’idea di ripartire dai sindaci? Bene Sardegna in Comune prende il 2.4% dentro la coalizione di Massimo Zedda. Forza Italia, diventa sempre più il vecchio partito liberale di Einaudi (nel punto di massima forma) con il 8% dei voti. E, a dire il vero la Lega qui non fa lo stravedere con un 12% che è come un 6 e mezzo per uno studente che ha tanto potenziale, ma non si applica.

E il Pd? E’ il primo partito dell’isola, da non credere sono tutti andati indietro e lui arretrando di poco si trova davanti. Ma qui, come in Abruzzo, la salvezza è la capacità di allearsi e tramonta definitivamente la “vocazione maggioritaria” che ora è “certezza di ininfluenza”.

Se la Lega avanza poco, gli altri arretrano perché il centrodestra vince? Per il Partito sardo d’azione, quello di Emilio Lassu, l’erede dell’azionismo italiano che stava a destra, una ulteriore prova dei guai che ha fatto alla sinistra la vocazione maggioritaria che è diventata presunzione escludente.

A Latina? La Lega deve giocare la partita ma non è la padrona, gli altri ci sono tutti, il Pd e Coletta non hanno margini debbono parlarsi e debbono aprirsi anche agli altri, vince chi aggrega e nessuno ha già vinto, ma tutto potrebbero vincere. I cinque stelle? di stelle ne restano due: quello dello sceriffo nei film western e quella di Negroni.