domenica 21 Luglio 2024
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Lettera a Quintino Carissimo intorno ad una targa

Sabato scorso è stata intitolata a Quintino Carissimo la sala computer del Liceo Pacifici De Magistris. Mi legava a lui amicizia e colleganza e gli ho scritto, dove sta, per raccontargli di quel che c’era qui e del mio dolore.

Quintì,

ti scrivo da qui che dove sei è lontano e mi dispiaccio. Mi hai fatto fare una cosa che non volevo. Quando ho smesso di insegnare mi ero ripromesso di non tornare mai più nelle scuole dove avevo insegnato, per conservare intatto il ricordo del bene, e del male, che erano state per me, e di serbare i ragazzi, oggi uomini e donne fatte, nell’idea fissa di eterni “scopritori del vivere”, ragazzi per sempre. Ma, ma non mi sono potuto sottrarre: Pietro Catalani (Zu Pietro) ha insistito, mi ha quasi rapito per stare dove non volevo. Volevo ricordare la tua scommessa, fatta poi mia, volevo ricordare la corsa a far meglio, a dare ai ragazzi non la conoscenza del mondo, che anche per noi era tutta da fare, ma le “domande” al mondo che gli sarebbero servite al mondo. Sì, ora sono serio, come certe volte lo siamo stati, eravamo nel giro della vita allenatori di un tratto, pensando che quel tratto poi li avrebbe fatto più forti nel resto della corsa che era il di più.

quintino_carissimo_targaTi hanno scritto su una targa, ti hanno intitolato una sala, ora a vederla ferma, tu che avevi la testa “nervosa”, mi sa un poco dolore, caratteri eleganti per scrivere il tuo nome, tu che ruvido, virtù dei caratteri forti, lo eri. I ragazzi sono venuti a salutarmi, volevo fartelo sapere, erano tanti e non li riconoscevo a primo impatto, poi i segni dei loro volti, sono fatti i nostri volti e ho rivisto la loro storia, una per una. Sorridevano, io ho fatto finta di sorridere, avrei fatto la battuta con te per ciascuno, ma ora non potevo non avevo il senso dell’altra faccia di quella avventura. Ero come orfano di una casa, ero come ferito di una cosa cara che conservavo per me, una vita che avevo affiancato alla mia. I muri della scuola si facevano parlanti come un libro di Harry Potter, i volti erano la compagnia di una scuola che per magia aveva la tecnologia. I draghi erano la paura di provarci, il fermarsi, il ripetere ciò che era stato.

Vedi, ho amato i nostri ragazzi perché erano dentro una idea di futuro e ci siamo messi a gara per dargli di più, ciascuno come poteva, tu più di me per saggezza.

Ora la chiudo qui, con te non abbiamo mai usato malinconie o tristezze, non lo farò oggi. Non volevo tornare a scuola per tenere intatto il ricordo di “una scuola fantastica”, ora testimonio la tua umanità.

Ciao Quintì, tanto lo sai ca ci rincontramo e sicuro me su organizzato nu corso pe “programma” il domani che è sempre stato il tuo tempo che ieri stracca e oi impugna.

Grazie ad Anna Giorgi che mi ha “invitato” da “lontano” da dove sto, grazie ai ragazzi nella loro vita c’è una goccia dell’intelligenza di Quintino.

*Foto da Il Setino a cura di Ignazio Romano

Lidano Grassucci
Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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