Nel corso della mattinata del 16 aprile 2025, i Carabinieri della Compagnia di Terracina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini di Lenola, già noti alle forze dell’ordine. I due sono accusati di aver provocato il decesso di Antonio Grossi, un uomo di 63 anni, ritrovato senza vita nella sua abitazione a Fondi il 9 giugno dello scorso anno. La misura cautelare arriva a seguito di un’indagine approfondita, coordinata dalla Procura della Repubblica di Latina, che ha portato alla ricostruzione dei fatti.
L’inchiesta sull’omicidio e le indagini sulla violenta aggressione
Il caso è stato avviato dalle forze dell’ordine che, già dal mese di giugno 2024, hanno raccolto informazioni utili che hanno portato all’arresto dei due sospetti. La vittima, Antonio Grossi, era stata aggredita brutalmente con un colpo di arma da fuoco alla nuca, e la violenza è stata successivamente seguita da minacce di morte. Le indagini hanno confermato che i due uomini erano coinvolti anche in un altro episodio di aggressione avvenuto qualche giorno dopo, in un locale pubblico di Lenola, ai danni di un’altra persona.
Le ragioni dietro l’aggressione: risentimento per un furto
Il movente della violenta aggressione sembra essere legato a un risentimento per un presunto furto che la vittima avrebbe accusato i due arrestati di aver commesso a Lenola nei mesi precedenti l’omicidio. Nonostante la vittima abbia inizialmente cercato di nascondere la vera dinamica dei fatti, dichiarando ai sanitari di essersi ferito accidentalmente, le indagini sono riuscite a ricostruire il tutto. Attraverso l’analisi dei video di sorveglianza, perquisizioni e l’ascolto di testimoni, i Carabinieri sono riusciti a risalire alla verità.
Un’operazione congiunta tra forze dell’ordine e giustizia
La Procura di Latina ha coordinato l’inchiesta, che ha coinvolto l’Aliquota Operativa della Compagnia di Terracina e la Stazione di Lenola. Gli arrestati sono accusati di aver agito con precarietà sociale, alimentando la propria rabbia attraverso minacce anche sui social media. L’indagine è ancora in fase preliminare, e per gli indagati vale il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, come stabilito dalla Costituzione.





