Claudio-Durigon-Matteo-Salvini
Claudio Durigon e Matteo Salvini

Damiano Coletta poteva rompere lo schema della rappresentanza per club, per pezzi, per gruppi. Ha avuto in mano la chiave del mescolamento, ora? E’ il paladino della rinormalizzazione, il ritorno a quello che era. Anche la Lega, quella di Claudio Durigon e di Francesco Zicchieri ha avuto le carte in mano, ma ha preferito il metodo di Michele Forte, è un gigante che si percepisce nano, che ha paura. Sono due attori che hanno avuto la possibilità, ci sono intere generazioni escluse dalla partecipazione tanto che desto clamore l’elezione della liceale Valeria Campagna. Grandi feste per lei, ma finita la festa nulla di più.

Se la Lega corre con la Marilena Sovrani, con Massimiliano Carnevale, o Patrizia Fanti è come se  Maximilien de Robespierre avesse candidato Luigi XVI alla presidenza della Repubblica. Lo stesso Coletta che dice di aver successo all’esterno, è come un indipendentista corso che si fa sostenere dai nazionalisti centralisti francesi. In politica i treni passano una volta, se non prendi quello del futuro resta quello delle nostalgie, delle repliche. Due carte non giocate che peseranno nel futuro di Coletta e della Lega. E’ un nuovo che si è fatto velocemente vecchio.