Tempo strano, la Fifa vieta di riprendere le tifose gradevoli e giù polemiche con lodi e fischi. Un operaio di 37 anni con un figlio piccolo e con un contratto di 6 giorni muore sotto una lastra di marmo a Carrara (Italia) e nessuno se ne cura. Nessuno si cura di quel bimbo, come se non fosse figlio, perché ci preoccupiamo di ragazze che giovani e belle si divertono e non c’è nulla, ma proprio nulla di male se non l’imbecille che male pensa. Il bimbo solo, invece, è quello che resta di una ingiustizia.

Filippo Turati diceva: il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà, o pugnando si morrà. Non immaginava che avrebbero, invece, cancellato il lavoro, lo avrebbero dimenticato, reso offesa. In borsa premiano i manager che licenziano e odionano quelli che creano lavoro. Mi scuserete ma a me piace Valletta che apre lo stabilimento Fiat a Togliattigrad, mi dispiace Marchionne che chiude Termini Imerese. Il primo sognava auto tante e i conti sarebbero stati per tanta gente felice in auto, non lui felice con poche auto per ricchi che già ne anno.

Sono che non si può morire per lavorare che è un modo per vivere, non si può morire per un contratto di sei giorni. Che mi indigno e bestemmio e capisco perché c’è bisogno di gente seria che intervistata sulle riprese alle tifose dice: so fregnacce e parla di un bimbo senza padre perché quel padre era a lavorare per farlo diventare uomo con le opportunità.

C’è differenze? Ma si, e tanta e in 10 anni ne sono mori 13.000, 1.300 l’anno. E questo è spread di carne e ossa, di vita, e mi vergogno.