Le Terme di Fogliano viste da Iannuccelli, da eccellenza ad occasione mancata

di Marco Carpanese – Si è svolta ieri, presso il circolo cittadino di Latina, la presentazione del libro “Le terme di Fogliano. 1955, quando funzionavano”, di Paolo Iannuccelli. Si tratta del racconto di un pezzo di storia importante della città, a tanti sconosciuto, ovvero di quando le terme di Fogliano erano in funzione. Oltre all’autore sono intervenuti Cesare Bruni, presidente della Commissione Cultura del Comune di Latina, gli architetti Omero Marchetti e Marcello Trabucco, Luigi Coletta, uno dei primi dipendenti delle terme, e il giornalista Michele Marangon. Iannuccelli sceglie di raccontare solo gli accadimenti che vanno dal 1955 al 1956, anno della chiusura delle terme di Fogliano. L’autore, lungi dal volersi soffermare sull’aspetto giudiziario della vicenda, si pone l’obiettivo di far conoscere, soprattutto ai più giovani, il funzionamento ottimale delle terme, che per motivi diversi non hanno visto la luce in un progetto più ampio e di sistema.

Questo aspetto, a detta di tutti coloro che sono intervenuti nel dibattito, ha portato un danno inimmaginabile a Latina, “dal punto di vista economico e culturale, e soprattutto molti posti di lavoro mancati”, come afferma lo stesso autore. Michele Marangon vede la storia delle terme come “furti alla collettività, di un bene dal valore inestimabile”. Certo è che, come hanno sottolineato Coletta e gli architetti Trabucco e Marchetti, “è mancato un interesse per l’enorme potenzialità delle terme, le cui caratteristiche dell’acqua erano uniche”. A detta anche dei migliori stabilimenti d’Italia e d’Europa, l’acqua delle terme di Fogliano sembrava inventata, aveva proprietà terapeutiche fuori dal comune. Con tanto di certificazioni dell’Università La Sapienza, e fondi stanziati dalla Regione Lazio, il progetto delle terme era pronto a partire, fino a quando il Comune non coinvolge la società Condotte, ritenuta più esperta nella gestione, e viene tutto misteriosamente bloccato, portando a varie vicissitudini nel corso degli anni e ad un nulla di fatto.

antonio_pennacchiIn chiusura del dibattito è intervenuto dal pubblico, a sorpresa, lo scrittore Antonio Pennacchi, che ha messo sotto accusa l’intero ceto politico e imprenditoriale locale, reo di non aver saputo valorizzare una risorsa di così grande valore.

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