Dario-Bellini

Si dice che, in politica, forma e sostanza dovrebbero coincidere.

Adagio che non vale, evidentemente, per il capogruppo di Lbc in consiglio comunale a Latina.

Dario Bellini è tornato sulla vicenda scoppiata in aula durante il consiglio convocato per discutere, tra l’altro, del nuovo regolamento sull’accesso agli atti.

Bellini è sbottato contro il consigliere Zuliani.

Poi ha abbandonato l’aula per rientrare, poco dopo, e spiegare che le sue parole “erano state fraintese perchè rivolte ai contenuti dell’intervento della Zuliani e non aalla persona”.

Caso chiuso?

Assolutamente no!

“Chiedo scusa per il nervosismo esploso – dice il capogruppo di Lbc – pur dopo tante provocazioni arrivate, ma non per i contenuti di quanto da me affermato. Le mie parole, come avevo già specificato in Consiglio, non erano rivolte alla consigliera in quanto persona, ma alle pesanti affermazioni fatte nei nostri riguardi, nel corso di un lungo intervento caratterizzato da urla ed accuse di disonestà intellettuale. Mi trovo a doverlo ribadire, evidentemente è necessario farlo”.

Parla di “narrazione tossica” Bellini, di “considerazioni offensive”.

E aggiunge “Siamo noi gli offesi. E a queste offese personali – conclude Bellini – non sono seguite scuse di nessun tipo”.

Due righe per rovinare tutto.

Bellini aveva già spiegato in aula la sua posizione. Con queste parole non fa che rincarare la dose di un atteggiamento che può andare bene in una taverna non in una sede istituzionale dove si rappresenta non se stessi ma i cittadini, tutti, anche quando non la pensano allo stesso modo.

Le scuse se si ritiene opportuno avanzarle devono essere sincere, non hanno bisogno di tante giustificazioni, e soprattutto non possono concludersi con un nuovo attacco.

Altrimenti è meglio tacere.

E le scuse, se i comportamenti restano sempre gli stessi, non servono a nulla.