mercoledì 17 Aprile 2024
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Le parole di Visari come un macigno sul Pd. Calcagnini: “Così non va. O cambiamo o moriamo”

Le parole del presidente del Pd, Maruro Visari, sull’epilogo e sulla gestione della fase di dialogo e di scelta dei nomi dei papabili assessori da sottoporre al vaglio del sindaco Coletta non ha lasciato indifferente il partito.

Il Pd necessita un cambiamento radicale, sia sotto il profilo generazionale che progettuale.

Deve ripartire da se stesso prima di proporsi quale alleato di qualcuno.

“La dura riflessione di Visari non può lasciarsi indifferenti. Sarebbe un errore, come tanti ne abbiamo fatti negli anni trascorsi. La politica – interviene Andrea Calcagnini, componente della direzione comunale e provinciale del Pd – delle alleanze non può essere ridotta, come nota Visari, al mero interesse personale o ad aumentare un effimero consenso in termini di potere interdittivo nei confronti di altri. Questa dell’alleanza è stata per molti di noi un punto di divisione vero, perché non eravamo disposti a rassegnarci ad un Pdincolore, privo di identità, senza un progetto chiaro su quale campo politico voleva occupare”.

Campo che deve essere quello del centrosinistra, aperto e plurale, per questo era necessario intraprendere una riflessione comune con l’amministrazione guidata da Coletta.

“Invece abbiamo perso troppo tempo. Tatticismi, errori di valutazione, mancanza di visione strategica, ma soprattutto un’autosufficienza e autoreferenzialità che insieme ad una dose di ambiguità sulle alleanze, ha prodotto divisioni anche tra di noi. La vicenda dell’elezione del presidente della Provincia è paradigmatico. Ora, però, è tempo, grazie anche alla vittoria di Zingaretti alla corsa per la guida del Pd, che quelle ambiguità trovino soluzione a Latina, così come lo è stato per il governo nazionale”.

Quello che si vede è una svolta che parta dal basso e dalla condivisione.

“A Latina, mentre tutto il centrodestra prova a rialzare la testa, noi non possiamo sottrarci per il bene della città. Di tutto questo il partito di Latina, i suoi iscritti, e cercando anche il coinvolgimento dei suoi elettori, avrebbe dovuto discutere, largamente e in modo approfondito, individuando punti qualificanti, uomini e donne per una presenza nella maggioranza amministrativa. Al solito invece si è assistito a discussioni verticistiche prima, poi allargate al solo comitato comunale, poi nuovamente ristrette a delegazioni a capi correnti, ed infine qualcuno decide per tutti”.

Il nodo passa anche per i nomi dei possibili assessori che sono usciti dal cilindro in nome di una indispensabile sintesi ma che hanno messo in luce tutta la debolezza interna al Pd locale.

“È arrivato il momento di discutere davvero senza ipocrisie e soprattutto evitando quel piglio di autoritarismo di chi si nasconde dietro i suoi o i tuoi. Ci vuole un congresso, o una rivoluzione, come dice Zingaretti, o cambiamo o moriamo e soprattutto dobbiamo essere utili e fattivi per il progetto di centro sinistra, che vive – conclude Calcagnini – del pluralismo delle idee e delle differenze, in una alleanza con il civismo democratico che può e deve essere ancora protagonista della città. Riflettiamo dunque senza fughe in avanti”.

 

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