Valeria Campagna

“L‘ex Casa cantoniera di Borgo Sabotino la acquistammo dal demanio durante il mio mandato da sindaco. Effettuammo anche i lavori di ristrutturazione grazie ad un contributo del gruppo Terna. Da diverso tempo, con gravi danni per la struttura, è inspiegabilmente chiusa. Il Comune si svegli dal torpore e la dia in gestione alle associazioni culturali e parrocchiali. Borgo Sabotino, come anche gli altri borghi, meritano attenzione ed impegno da parte di chi amministra”.

Con queste parole Vincenzo Zaccheo era intervenuto in merito al mancato utilizzo di una struttura che potrebbe rappresentare un centro di aggregazione per i cittadini.

Parole che non sono state digerite dal gruppo consiliare di Latina bene comune che governa oggi Latina.

Uno scontro a distanza che sembra presagire una parte di quello che caratterizza le elezioni amministrative 2021.

“Facile per l’ex sindaco Vincenzo Zaccheo fare polemica ora che – spiegano i consiglieri di Lbc, Valeria Campagna e Emanuele Di Russo – si trova in una posizione esterna all’amministrazione, facendo uscire articoli in cui parla (male) dell’operato dell’attuale governo della città, cavalcando l’onda del facile consenso e tentando di suscitare sentimenti nostalgici del periodo di quando era sindaco. Noi però non abbiamo la memoria corta ed abbiamo già ricordato molti dei disastri che ci ha lasciato”.

I consiglieri, dopo le accuse sul piano squisitamente politico, tornano ai fatti.

“Oggi Zaccheo ci attacca sulla casa cantoniera di Borgo Sabotino. Peccato che lo storico degli atti in Comune renda un quadro diverso rispetto a quanto afferma: cioè che i consiglieri di minoranza e di circoscrizione se la prendevano con la sua amministrazione per l’immobilismo che la contraddistingueva sul tema. Lo testimoniano le interrogazioni e persino articoli di giornale dell’epoca. E guarda caso l’attacco dell’ex sindaco arriva poche ore prima dell’avvio del percorso di coprogettazione delle case di quartiere, momento aperto in cui l’obiettivo è quello di aggregare e e includere tutte le realtà possibili”.

Il riferimento corre alle cosiddette case di quartiere, cinque spazi di comunità dedicati all’aggregazione nei quali i cittadini potranno incontrarsi attraverso rassegne culturali, sportelli sociali, laboratori di autoproduzione e attività di varia natura.

“Molto più facile fare propaganda negativa, che impegnarsi in un percorso di condivisione vera. Mai, prima di noi, si era ragionato e proceduto per dare il bene in gestione: il modello che abbiamo scelto è la coprogettazione, con il coinvolgimento delle realtà associative del territorio per la massima condivisione. Non dobbiamo quindi svegliarci da alcun torpore, perché stiamo lavorando sodo – concludono – per restituire il bene alla collettività, finalmente in modo serio e partecipato”.