di Lucio Fava del Piano – Non è ancora un testo definitivo, anzi dichiaratamente “non è un documento chiuso”, ma il preannunciato Jobs Act di Renzi comincia a vedere la luce. Il segretario Pd ha infatti pubblicato ieri sera sul suo sito quelle che intendono essere delle linee guida per il rilancio dell’occupazione in Italia, un testo sul quale raccogliere nei prossimi giorni “gli stimoli e le riflessioni di addetti ai lavori e cittadini” per poi redigere “il vero e proprio Jobs Act”.
La carne messa al fuoco è tanta. E “l’obiettivo – scrive Renzi – è creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando la voglia di investire dei nostri imprenditori, attraendo capitali stranieri”. Il documento è diviso in tre parti, “il sistema”, “i nuovi posti di lavoro” e “le regole”.
Sul primo capitolo, il segretario Dem punta molto su semplificazione e trasparenza, senza dimenticare i costi cui le imprese devono sottostare. In quest’ottica propone di “ridurre del 10% il costo per le aziende” dell’energia e una riduzione dell’Ira per le imprese che assumono e investono. Sul fronte della pubblica amministrazione, invece, lotta alla burocrazia e revisioni di spesa.
Per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro, l’idea di Renzi è quella di individuare sette settori a ciascuno dei quali dedicare “un singolo piano industriale con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro”. Le aree individuate sono Cultura, turismo, agricoltura e cibo, Made in Italy (dalla moda al design, passando per l’artigianato e per i makers), ICT, Green Economy, Nuovo Welfare, Edilizia, Manifattura.
Infine il capitolo delle regole, quello forse più delicato e che prevede anche i maggiori investimenti da parte dello Stato. In quest’area rientrano infatti la definizione di un nuovo codice del lavoro, la riduzione delle attuali oltre 40 forme contrattuali, un assegno universale di disoccupazione legato a programmi di formazione e una legge sulla rappresentatività sindacale che regoli anche la presenza di rappresentanti dei lavoratori nei CdA delle grandi imprese.
Tanti argomenti, dunque, e una consapevolezza: “non sono i provvedimenti di legge che creano lavoro, ma gli imprenditori. La voglia di buttarsi, di investire, di innovare. L’Italia può farcela, ma deve uscire da questa situazione di bella addormentata nel bosco. Deve rompere l’incantesimo”.





