Latina è la città italiana con la maggiore crescita di cassa integrazione con un +160,9% rispetto al 2017, che pesa come un macigno sull’economia della provincia. Il dato arriva dalla Uil del Lazio sulla base del report realizzato dall’ufficio politiche territoriali del sindacato.

I valori vanno dal + 132% di cassa ordinaria al + 315% di straordinaria. L’industria è il settore che ha avanzato maggiori richieste di cassa integrazione, seguito dall’edilizia dove però è molto alto anche il numero di Naspi (licenziamenti post cassa integrazione o, in alcune situazioni, scadenza dei contratti a termine non rinnovati), a conferma del peggioramento dello stato di crisi.

“E non si intravede purtroppo alcuno spiraglio – ha detto il segretario generale della Uil del Lazio, Alberto Civica il Paese è in recessione tecnica. Diminuiscono gli investimenti, non si sbloccano le opere già finanziate e, di conseguenza, il lavoro diminuisce. Così non va assolutamente. Anche per questo scenderemo in piazza il 9 febbraio, insieme a Cgil e Cisl, per dire no a questa manovra che ferma Paese piuttosto che elaborare soluzioni alternative alla crisi”.

Per quanto riguarda i dati mensili è Roma la provincia del Lazio con il più alto numero di ore di cassa integrazione a dicembre 2018.

Rispetto al mese precedente, infatti, nella Capitale la cig complessiva aumenta di ben il 94,9%. A pesare è soprattutto la cassa straordinaria che ha un’impennata del 122,4%. Situazione analoga a Viterbo dove l’incremento totale è pari al 37%, ma il valore della cig straordinaria raggiunge numeri esponenziali.

“Un aumento quello della cassa straordinaria che indica il perdurare di forti situazioni di crisi – ha spiegato Civica – cui si aggiunge un corposo incremento delle domande di Naspi che nel periodo gennaio-novembre 2018 hanno raggiunto circa 1,9 milioni su scala nazionale”.

A livello regionale, il Lazio segna a dicembre scorso un + 9,9% di cig complessiva rispetto al mese precedente. Anche in questo caso a salire è soprattutto la cassa straordinaria (+105%), mentre scende dell’11,9% quella in deroga.
“Diminuzione quest’ultima che riguarda tutto il Paese – ha concluso Civica – da quando questa è stata sostituita dal Fondo integrazione salariale (Fis) che, al contrario, ha avuto nel 2018 una richiesta di circa 43 milioni di ore sull’intero territorio nazionale”.