lunedì 26 Settembre 2022

Latina: perché un “Assessorato alla Famiglia”? Un problema “economico” prima che valoriale

Nei giorni scorsi con le Associazioni del “Forum 015” (Cisl, Confartigianato, Confcooperative, ACLI e Compagnia delle Opere), abbiamo elaborato e presentato un articolato documento che ha come fine ultimo quello di proporre alla politica (e non sostituirci ad essa!) il riconoscimento della “Famiglia” come soggetto economico, fiscale e sociale, nella nostra provincia ed, in particolare, nella nostra Città Capoluogo.
Il documento completo lo si può scaricare da www.artigianatolatina.blogspot.it.
Nei prossimi giorni, “Confartigianato Imprese Latina” presenterà ufficialmente anche il documento “economico” per il nostro territorio, destinato alla politica.

Il nostro ruolo, come corpi intermedi, come Associazioni economiche e sociali che gestiscono Patronati, CAAF, veri Segretariati sociali al servizio della cittadinanza con migliaia di assistiti, è anche quello di essere propositivi verso le Istituzioni e rappresentare gli interessi dei nostri associati, imprese e persone fisiche, nei confronti del mondo politico ed amministrativo.

Sappiamo che oggi parlare di Famiglia non è “politicamente corretto” ma dobbiamo cominciare (o continuare) a mettere i “puntini sulla i” cercando di trovare, insieme, strade che possano risollevare la nostra comunità locale sia socialmente che economicamente.
Siamo partiti proprio da una chiara domanda: “Che contributo possiamo dare noi cristiani al mondo così travagliato oggi?”.
A questa domanda, come operatori del mondo economico, come cristiani e laici, cerchiamo di dare risposta.

Elemento essenziale, centrale per una azione politico-amministrativa incisiva, è la costituzione di un apposito “Assessorato alla Famiglia”, che raccolga le deleghe delle politiche sociali, istruzione e cultura. Una vera “Agenzia Sociale” che possa sostenere l’Istituto familiare sotto le molteplici forme e campi ed avendo come leitmotiv la sussidiarietà ed il quoziente familiare.

Parliamo di “soggettività sociale della famiglia” che contribuisce attivamente e concretamente al “bene sociale” ed è ammortizzatore sociale indiretto: quanti sono i figli o le giovani coppie che vengono sostenute economicamente dalle famiglie? Famiglia come “protagonista” della vita sociale e politica per tramite delle associazioni e reti familiari; una famiglia che deve essere attivamente considerata dalla politica e dagli Enti locali “come una protagonista essenziale della vita economica orientata non alla logica del mercato, ma da quella della condivisione e della solidarietà tra le generazioni …”
È tanto difficile da comprendere?

Non è un problema “di destra o di sinistra”, una visione “laica o clericale” ma semplicemente una esigenza reale, una esigenza dell’umano.

Per cercare di dare una “risposta” al nostro territorio bisogna rilanciare un progetto sociale, un “sistema” co-partecipato dai corpi intermedi, dai sindacati, dalle Associazioni datoriale e dalle realtà locali.
Necessitiamo di un “patto sociale civico” oltre i tradizionali schieramenti, che poi oggi difficilmente riusciamo ad identificare.

“L’economia del nostro territorio si basa sulla familiarità delle aziende, investire nella cultura della famiglia, vuol dire investire nello sviluppo.
Scuola e formazione ritornino ad essere centrali nei bilanci delle Istituzioni: la Regione favorisca percorsi e sistemi formativi dinamici e veloci e le Amministrazioni comunali favoriscano meccanismi di agevolazioni fiscali e sgravi tributari rispetto alle famiglie che spendono per la cultura dei figli.” Leggiamo nel documento del “Forum 015”.

Una recente ricerca internazionale, condotta dal Prof. Paolo Donati – docente di sociologia all’Università di Bologna -, dal titolo “Famiglia come risorsa della Società”, evidenzia come la stabilità familiare sia anche portatrice di benessere sia materiale che psicofisico.
Oggi la comunicazione di massa cerca di penalizzare la stabilità familiare principalmente per un problema di carattere squisitamente finanziario e di consumi.

Piccoli nuclei familiari, meglio se non stabili, permettono maggiore capacità di movimento lavorativo, di coppia, con maggiore voglia di spendere per soddisfazioni personali, cosa che questa non sarebbe possibile con una responsabilità familiare stabile e, magari, anche numerosa.
Oggi siamo nel cosiddetto “individualismo emancipativo” ovvero, come puntualizza il servizio di Caterina dell’Olio su “Noi Famiglia & Vita”, l’individuo deve essere emancipato e libero da qualunque costrizione. Ecco che lo Stato deve essere il garante di tutti i possibili diritti individuiali. Tutto si sta riconducendo a problemi di spesa, economici e finanziari, ma la Persona? È questo il reale bisogno ?

Come vedete il problema non è “politico”, non è più tra destra o sinistra ma tra due concezioni economiche. Tutto sta cambiando velocemente.
Ecco perché è necessario intervenire strutturalmente a sostegno della “Famiglia” come “Soggetto” e non come un “accidenti” qualsiasi.

Papa Francesco, che oggi va tanto “di moda” ma forse non molti leggono i suoi interventi, nella catechesi alle famiglie del 16 settembre 2015, ci dice come “L’attuale passaggio di civiltà appare segnato dagli effetti a lungo termine di una società amministrata dalla tecnocrazia economica. La subordinazione dell’etica alla logica del profitto dispone di mezzi ingenti e di appoggio mediatico enorme. (…)”

Ecco che necessita una nuova “alleanza” tra uomo e donna, nella famiglia

”Questa alleanza – continua Papa Francesco – deve ritornare ad orientare la politica, l’economia e la convivenza civile! (…) Di questa alleanza, la comunità coniugale-famigliare dell’uomo e della donna è la grammatica generativa, il nodo d’oro…(…) La Famiglia è la base per difendersi. (…) E’ un grande lavoro, quello che ci aspetta, ma anche molto entusiasmante”…

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