Marina Aramini
Marina Aramini

Il regolamento sull’accesso agli atti per i consiglieri comunali ha sollevato un polverone.

A metterci il carico la reazione del capogruppo di Lbc, Dario Bellini, in consiglio durante la discussione sull’atto poi approvato a maggioranza.

Ad intervenire oggi sulla vicenda è il presidente della commissione affari istituzionali, Marina Aramini.

In commissione il regolamento è stato affrontato, punto per punto.

“In quella sede – spiega la Aramini – non è stato registrato alcun voto contrario della minoranza. Il mio intento è evitare che si diffondano informazioni fuorvianti su un tema che per questa amministrazione è basilare”.

I consiglieri comunali, come previsto dalla legge, hanno un diritto accesso “potenziato” su “tutte le notizie e le informazioni in possesso dell’ente, utili all’espletamento del proprio mandato”.

“A Latina abbiamo approvato il “famigerato” regolamento, composto da 14 articoli, che ad una prima versione erano apparsi ridondanti, ma che poi con la collaborativa discussione supportata anche da dirigente e funzionari, si è dimostrato il frutto di una condivisa interpretazione, punto per punto, con modifiche spesso votate nel corso delle sedute. Certamente l’articolo “incriminato” è stato il numero 6, che elencava le fattispecie in cui si pongono dinieghi, differimenti e non accoglibilità”.

I dinieghi riguardano procedimenti penali, atti giudiziari, interesse personale del consigliere, che quindi rappresenta una richiesta non legata al mandato, procedure di gara secondo l’articolo 53 del codice degli appalti.

Tra i casi di diniego sono stati aggiunti, con un emendamento presentato di maggioranza, un punto ripreso interamente dal regolamento dell’avvocatura comunale ed esistente dal 2011 sui documenti connessi a procedimenti penali, scritti difensivi, pareri legali e relativa corrispondenza tra professionisti.

Oltre ad un punto relativo alle relazioni e memorie inerenti l’ufficio antimafia che potrebbero ledere la sicurezza sia delle persone interessate sia del segreto istruttorio.

“Anche il consigliere, nonostante l’ampiezza del suo diritto, è soggetto al rispetto di leggi e regolamenti che, nel caso di quello che abbiamo approvato, contempera il diritto di accesso con altri valori anche di rilevanza costituzionale oltre a tutelare la riservatezza e la libera concorrenza negli appalti e nei concorsi, l’incolumità della persona e la sicurezza, intesa anche come tutela del segreto istruttorio nell’ambito dei procedimenti giudiziali. Ecco perché – conclude la Aramini – rimando tutte le accuse di finta trasparenza e bavaglio, al mittente”.