Via pub Latina
La zona pub a Latina

Ho scritto del dispetto di Dumbo a Latina, con la curiosità dell’elefante che vola mosso dalle orecchie per i bimbi. E la città si anima. Ma non mi aspettavo di animare l’orgoglio della città: Ferdinando Parisella mi scrive dicendo: “ma viene nella zona dei pub”; Annalisa Muzio mi incita all’ottimismo e alla non rassegnazione; poi una valanga di foto della marina di Latina con spiaggia e sole, e gente tra spiaggia e sole. Come dirmi, non vedi la foresta che cresce ma ci racconto della pianta che muore. Contemporaneamente vedo un servizio tv sui 10 anni del terremoto de L’Aquila dove i vecchi lamentano: “ci manca la nostra città, non ci sono più negozi”, mentre i ragazzi “riempiono” i pub, mentre i ragazzi non hanno nostalgia di quel che era, ma sperano in quel che sarà.

Forse è questa la chiave di volta, lasciar fare al rumore dei giovani. Solo che sono pochi, taluni invischiati nelle guerre dei nonni, altri disincantati dalla sconfitta dei genitori. Ma sono quel che resta dell’“anima Latina” che è l’idea che non conta da dove vieni, ma conta quello che sai fare, conta che lavori e immagini quel che non c’è.

Ci siamo ritirati in una nostalgia artata di una città che non c’è mai stata, fatta dell’unica cosa che Latina odia: la retorica. Latina di domani sta nei pub, al mare nelle corse in spiaggia, nei suoi amori.

E Dumbo? E’ la Latina di dopodomani, quella ancora tutta da inventare che solo i bambini la potranno assaporare.