mercoledì 5 Ottobre 2022

Latina, dalla bonifica alla città

La città di Latina nasce la dove, fino all’inizio del secolo scorso, c’era una sola immensa palude.

I primi tentativi di sottrarre alle acque le terra della pianura pontina risalgono, però, all’epoca medioevale, quando a tentare opere di bonifica parziale furono i religiosi.

A cominciare da alcuni monaci, seguaci di San Lidano, che si cimentarono nell’impresa ai piedi dei Monti Lepini, sotto Sezze. Altri monaci, i cluniacensi, realizzarono canali più o meno nella stessa zona. I cistercensi fecero un lavoro più approfondito, creando il Fosso Nuovo, che ha dato il nome alla contrada di Fossanova, in cui sorge la storica Abbazia.

Col passaggio sotto il dominio della Chiesa, furono molti i pontefici che si adoperarono per bonificare l’area: Bonifacio VIII nel 1294, Martino V dal 1417, e poi Alessandro VII, Innocenzo XI e Clemente XI. Di particolare importanza l’opera di Papa Sisto V, che fece realizzare un’opera, il fiume Sisto appunto, che resiste ancora oggi.

Chi più degli altri si dedicò all’impresa fu papa Pio VI. Siamo a metà del 1700. Il pontefice si rivolse all’Azienda delle Acque della provincia di Bologna. L’ingegnere incaricato di preparare il progetto di bonifica fu Gaetano Rappini (a Sezze c’è un antico palazzo, che porta il suo nome perché da lui restaurato) che si mise subito all’opera visitando le paludi per cercare di capire come intervenire.

La bonifica di Pio VI iniziò nell’autunno del 1777 col risultato di recuperare il transito sulla via Appia. Altra importante opera del papa fu la realizzazione delle Migliare.

In era moderna, la bonifica come la conosciamo noi inizia nel 1924, con la vendita allo Stato Italiano di un territorio di 20.000 ettari circa, di proprietà della famiglia Caetani, noto come Bacino di Piscinara (corrispondente in gran parte agli attuali territori comunali di Cisterna di Latina e Latina).

Fu un’opera immensa: dal 1926 al 1937, per bonificare l’agro, furono impiegate ben 18.548.000 giornate-operaio con il lavoro di almeno 200 mila operai, tra quelli registrati ufficialmente e quelli impiegati a cottimo, reclutati in tutto il Paese. Oltre al prosciugamento delle paludi, la costruzione dei canali, ci fu l’azione di disboscamento delle foreste e la costruzione dei nuovi centri, che sorgevano man mano nei nuovi territori.

L’Opera Nazionale Combattenti si occupò della gestione dei terreni e dei poderi che venivano via via costituiti nei terreni bonificati, affidandoli in concessione a coloni provenienti per la stragrande maggioranza dalle regioni, allora povere e sovraffollate del Veneto, del Friuli e dell’Emilia.

Al centro dei vari poderi, venivano costruite delle case coloniche (circa 4000), molte delle quali tuttora abitate dai discendenti dei “pionieri”. In seguito, il territorio fu suddiviso in comprensori facenti capo ciascuno ad un borgo o ad un capoluogo comunale.

Il primo borgo ad essere costruito fu Borgo Podgora, nel 1927, destinato ad appartenere pochi anni dopo al comune di Latina; i primi centri invece concepiti e fondati direttamente come centri della colonizzazione e dell’appoderamento furono probabilmente Borgo Isonzo, Borgo Piave e Borgo Carso, costruiti a partire dal 1931.

Oltre ai borghi veri e propri, si procedette all’edificazione di nuove città concepite secondo i criteri dell’architettura razionalista: la prima ad essere fondata fu nel 1932 Littoria (oggi Latina), cui seguirono Sabaudia (così definita in onore dei Savoia), Pontinia, Aprilia e Pomezia.

La bonifica idraulica, durata quindi undici anni, grazie ad un complesso sistema di canali, ebbe finalmente successo e fu esaltata dalla propaganda fascista come uno dei meriti più straordinari, forse il più straordinario, del regime. Nel dopoguerra si è valutata per lo più in modo negativo la bonifica in quanto distruttiva di un ecosistema unico al mondo, soprattutto per le rarissime specie faunistiche che vi vivevano.

Per tutelare gli ultimi lembi di habitat fu istituito il Parco Nazionale del Circeo nel comprensorio residuo della foresta demaniale di Terracina, risparmiata dalla bonifica sia su pressioni politiche locali che per motivi propagandistici legati alla mai effettuata esposizione dell’E42 (EUR), esteso anche alle paludi costiere rimaste, all’area del Circeo, alla spiaggia compresa tra Sabaudia e Capoportiere, all’isola di Zannone.

CORRELATI

spot_img
spot_img