Una marcia senza simboli e senza colore politico silenziosa e ordinata. La definiscono così i ristoratori, gli operatori balneari, le partite Iva, gli imprenditori che domenica 3 maggio alle 10 si sono dati appuntamento allo stadio di Latina.

Da lì si partirà, rigorosamente nel rispetto delle distanze e delle misure di prevenzione previste per il contenimento del contagio da Covid 19, per raggiungere piazza del Popolo dove saranno lasciate le chiavi delle proprie attività sotto il Comune.

In questa marcia ci sono i volti di tutte quelle piccole e medie imprese di un settore, quello della ristorazione, ma anche del turismo, che hanno garantito da sempre, la tenuta economica di Latina e della sua provincia.

Comparti che oggi hanno di fronte solo montagne di tasse e bollette da pagare a fronte di settimane in cui il fatturato è stato zero e in mesi in cui si è dovuto far fronte alle spese mettendo mano ai risparmi di anni.

La scelta di scendere in strada non è casuale, arriva dopo la lunga marcia di questi giorni sui social dove i ristoratori hanno, per l’ennesima volta, descritto la situazione drammatica in cui vivono.

Le prospettive sono licenziamenti, serrande abbassate, emergenza sociale oltre che economica.

Parliamo di imprese quasi tutte a conduzione familiare da decenni e non di inanimate catene di montaggio, parliamo di realtà in cui ogni ingranaggio ha un nome e un volto che ha contribuito a far crescere Latina.

Imprese che non sono altro rispetto alla città, sono parte integrante di un tessuto fatto di generazioni, di tradizioni che non si possono cancellare con il colpo di spugna dell’indifferenza.

Quello che chiedono non è assurdo ma di lavorare, di farlo nel rispetto delle regole tra cui, quella primaria, quella mirata alla salvaguardia della salute di tutte.

Non chiedono forme di assistenzialismo becero ma la possibilità di rimettersi in piedi e di farlo senza essere schiacciati, ancora ed oltre, dal macigno di balzelli a cui senza entrate + impossibile far fronte.

Chiedono di vivere e con loro di far vivere centinaia di persone che in queste condizioni non hanno futuro.

Le istituzioni non possono rinviare a data da destinarsi una decisione certa nei confronti di questi settori che dopo la riapertura avranno un altro ostacolo importante da superare, spiegare alle persone che tornare alla vita in modo sicuro è possibile.