di Alessia Tomasini – Notizia piccante. Torna a Latina la festa del peperoncino. Dopo quella del cioccolato e alcune feste enogastronomiche dove si promuoveva la paella Valenciana, il kebab e la carne brasiliana, torna quella del celebre aizzatore di passioni.
Non per essere bastian contrario ma continuo a domandarmi cosa c’entrano questi eventi con Latina. E’ come se ad Amalfi facessero la festa dello speck, anziché quella dei limoni. E’ vero che in fisica gli spazi vuoti devono essere riempiti. Ma qui si riempie alla cieca. Si butta a caso nella speranza che nasca qualcosa. Ma se si piantano zucche non nasceranno mai ciliegie. Una città come Latina, che rivendica ad ogni piè sospinto la necessità di trovare una propria identità, continua a cadere sempre nello stesso errore. Anziché attuare proposte, qualora esistano, che siano in linea con la storia di questo territorio si prende quello che capita e si getta in piazza del Popolo. Il vuoto fisico magari viene cancellato. Ma resta l’assordante silenzio delle idee.
Nessuno che si interroghi su come questi eventi, rispettabilissimi per carità, potranno contribuire a far uscire Latina e il suo territorio dal torpore in cui vive da sempre. E, probabilmente, non ci si interroga perché la risposta è scontata quanto banale. Non porteranno nulla. I turisti, ad esempio, vanno ad Amalfi attirati anche dal profumo dei limoni. A Latina voglio sapere quanti turisti arrivano richiamati dal peperoncino, tra l’altro della Calabria. E quello che mi lascia più stupita è che questi eventi si subiscono, non si vivono. Al massimo si sente qualcuno esclamare “ah… quante persone c’erano ieri in piazza del Popolo tra le bancarelle”. Facile dirlo per il centro di una città dove i negozi sono chiusi e le strade vuote. Serve uno scatto di reni. Servono idee. Serve una sferzata di coraggio che porti Latina a dimostrare di avere una identità senza ammantarsi di quella altrui. Per dignità, almeno una volta se le scelte devono essere queste si abbia il coraggio di dire che piuttosto che niente non è meglio piuttosto. E’ meglio niente. Intanto il peperoncino della Calabria ringrazia per la gentile ospitalità.





