Il tamburino sardo, da il libro cuore

Nulla è dono, nulla si eredita, tutto si fa con gran fatica. Le elezioni sarde sono una lezione per i nostri politici. Matteo Adinolfi lancia appelli a rifare quello che non ha funzionato, Alleanza nazionale, con la bandiera leghista. Non ha funzionato per ammissione degli stessi proagonisti “fusi” nel Pdl senza neanche un lamento. E anche la Lega non è la versione politica di Re Mida, perché in Sardegna arriva anche dopo il Pd (che di suo non sta in salute) e ad un soffio dai sardisti del partito d’azione che, certo, non sono nati ieri.  Fratelli d’Italia? Enrico Tiero pare il procuratore della Juventus per “ingaggiare” attaccanti, mediani, difensori e portieri, ma la Meloni e i suoi sempre con un 4 davanti stanno e a 5 non arrivano. Non servono i giocatori, servono i voti, e far diventare tutti i tifosi giocatori non cambia il 4 finale. Il sindaco di Latina? Damiano Coletta ha in mano un movimento Italia in Comune che, elettoralmente, pesa come l’albumina nelle analisi delle urine… tracce. Chi resta? Il Partito democratico che, inaspettatamente, è il partito più forte di Sardegna (per arretramento altrui), ma ha avuto una lezione: partecipa al gioco se ha un candidato buono e Massimo Zedda lo era, se si allea e apre a tutti con l’umiltà della generosità. Ecco la generosità di cui aveva difetto. Compete, per vincere ha bisogno di ideali, di stare con … anche i pastori, di recuperare la rete sociale vera, più sindacato meno terzo e quarto settore, presenza nel territorio e meno twitter.

Forza Italia? E’ la forza moderata che ha le dimensioni del ridimensionamento delle classi medie, è la forza liberale che ha delle ragioni davanti al bisogno di illusione dell’elettorato di centrodestra. Ma quel che oggi appare demodé poi diventa come i vinile rispetto a internet, si scopre che se vuoi sentire Alberto Rabagliati il vinile devi usare, e anche il fruscio fa bellezza.

La politica è bella perchè è come un gatto, tutti urlano preso ma nessuno lo ha nel sacco.

Ps: I cinque stelle? Come dice un mio amico di Carpineto: “ma di che parlimo?”