lunedì 17 Gennaio 2022

Latina, il sondaggio e un’occasione persa

di Giusy Cavallo – Vengo da una cultura in cui il sondaggio è principe, è faro nella campagna elettorale, è spunto di riflessione ed analisi, è svisceramento del dato e indagine sull’intenzione. I sondaggi non sempre ci prendono e non sempre dicono quello che vogliamo sentire soprattutto se siamo in campagna elettorale e patteggiamo per uno o l’altro candidato. Non sempre le percentuali sono a favore, anzi spesso risultano inaccettabili. Ma sono un punto di partenza, sempre, per recuperare o fare meglio, per capire e analizzare.

Ma a Latina, dove le cose vanno sempre al contrario, non è così: il sondaggio da strumento principe della campagna di comunicazione diventa oggetto di denigrazione, di svilimento delle professionalità in campo.

Che l’Istituto Piepoli sia uno dei più accreditati in Italia non l’ho detto io, che Francesco Miscioscia abbia trent’anni di esperienza nella comunicazione politica, nemmeno. LatinaQuotidiano.it ha avuto il merito di introdurre lo strumento del sondaggio nell’agone elettorale pontino, con l’intenzione di aprire un dibattito serio sulle primarie e non certo pensando di dare i risultati definitivi della consultazione di domenica 22 novembre.

Ma, quando non si è d’accordo, a Latina non si va al confronto ma all’attacco. Si sarebbe potuto aprire un bel dibattito sul sondaggio, andando ad analizzare a fondo i dati, ma si è preferito cercare qualcosa a cui appellarsi per rendere l’indagine non attendibile, non valida agli occhi degli elettori. E’ triste ed è un’occasione persa soprattutto per chi con la politica ci lavora che aveva l’occasione di fare una verifica del suo lavoro a pochi giorni dalle primarie.

Chi avesse voluto leggere i dati, senza fermarsi al rifiuto dell’indagine, avrebbe visto che il dato più importante non è quel 62 a 38, ma la percentuale di persone che non conosce nessuno dei due candidati. Praticamente un intervistato su due non ha mai sentito parlare né di Forte né di Galante. E questo fa riflettere perché vuol dire che tutta la bagarre della campagna elettorale, spesso caratterizzata da colpi bassi e scivoloni, ha interessato solo gli addetti ai lavori e poco i cittadini di Latina che non si sono sentiti coinvolti. Questo è un dato che deve stimolare l’intero Partito Democratico perché segna una sconfitta, ovvero non essere arrivati alla gente in questa prima fase della campagna elettorale. Un dato che, se qualcuno si prendesse la briga di prendere in considerazione, dovrebbe essere la base della prossima campagna di comunicazione dell’intero PD, una volta finite le primarie e scelto il candidato.

E invece leggo di persone, anche professionisti del settore, che continuano ad attaccarsi al campione di 302 interviste, troppo poche – pare – per essere rappresentative della popolazione di Latina. Dimenticando che il campione utilizzato per i sondaggi e le intenzioni di voto alle elezioni politiche nazionali è di 1000 persone, a volte 800, a fronte di una popolazione maggiorenne di 50.699.447 (cinquantamilioni seicentonovantanovemila quattrocentoquarantasette) persone. Vedo ora pubblicato su Sondaggipoliticoelettorali.it (dove, a proposito, c’è anche il sondaggio di LatinaQuotidiano.it), un’indagine di Euromedia Research per Ballarò (e non credo di dover stare a spiegare chi è l’uno e chi è l’altro) sulle intenzioni di voto e fiducia nel Governo realizzata con un campione di 800 intervistati. Di questi il 36,4% ha detto che si sarebbe astenuto alle prossime elezioni politiche, ne consegue che – per gli amanti dei numeri – solo 509 persone hanno detto che andranno alle urne e di queste il 31,5% sceglie il PD, il partito più votato (quindi 160). Volendo dimenticare cosa sia un campione o una proiezione del dato dovremmo quindi dedurre che su 50 milioni e rotti di italiani 160 vota PD, 73 la Lega Nord, 63 Forza Italia e uno sparuto gruppo di 24 persone sceglie Fratelli d’Italia.

I sondaggi non sono questo, la politica non è questo, la comunicazione non è questo.

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