Il centro di Latina è diventato un buco con il vuoto intorno.

A peggiorare la situazione dopo la decisione di decentrare gli uffici c’è l’addio della Banca d’Italia.

Una nuova scommessa che la città e i suoi cittadini non possono permettersi di perdere

“L’edificio in piazza del Libertà potrebbe infatti essere presto messo in vendita e potrebbe vedere qualche grande gruppo privato interessato a realizzarvi l’ennesimo centro commerciale nelle nostra città. Un centro storico di una città come la nostra, svuotato di servizi deve invece puntare a riempire quel luogo di contenuti utili alla nostra comunità. Penso ad esempio – interviene l’ex sindaco di Latina, Vincenzo Zaccheo – ad una sede al servizio dell’università che di certo rilancerebbe e rivitalizzerebbe il nostro centro”.

L’appello ad intervenire affinchè l’ennesimo “scippo” ai danni Latina venisse perpetrato Zaccheo lo aveva lanciato già un anno fa.

Il risultato è stato un silenzio assordante.

“Pur trovandoci in una zona disciplinata dal piano territoriale paesaggistico regionale, non mi risultano vincoli su quell’edificio, sicché chiunque lo dovesse rilevare potrebbe realizzarvi un’area commerciale. Ritengo invece che, per rivitalizzare il nostro centro storico, sia necessario insediare in quell’edificio un qualcosa che – continua Zaccheo – funga da centro aggregatore culturale e sociale”.

La cultura e l’offerta universitaria possono dunque essere il più grande volano di crescita economica di Latina e possono rappresentare la ricetta più giusta per riaccendere il cuore e l’anima della città.

“Ecco perché invito il sindaco Coletta e tutto il consiglio comunale a mettere al più presto in campo ogni iniziativa necessaria a salvaguardare dalla speculazione commerciale un edificio che – spiega Zaccheo -potrebbe essere e dovrebbe rappresentare un grande patrimonio per la nostra comunità”.

L’ex sindaco che conosce alla perfezione la macchina amministrativa non si ferma al campo delle ipotesi.

Passa dalla teoria alla prassi e rilancia anche sul piano operativo.

“Basterebbe una delibera di consiglio comunale per disciplinare urbanisticamente anche quel solo isolato su cui insiste l’edificio della Banca d’Italia attribuendogli una destinazione a ‘servizi generale con la specificità di servizi universitari‘. A quel punto, a fronte di un ‘eventuale vendita ai privati il Comune potrebbe esercitare ad un prezzo molto inferiore il diritto di prelazione – conclude Zaccheo – per acquisire un bene da destinare alla collettività e alla crescita sociale e culturale della nostra città e degli studenti, piuttosto che veder realizzato un punto vendita di qualche anonima catena multinazionale”.