martedì 7 Febbraio 2023

Latina-Frosinone, quella integrazione che rischiamo di subire

Il governo ha fuso le camere di commercio, Latina e Frosinone saranno un unico ente di gestione delle imprese. E’ l’ennesima scelta verso l’integrazione tra le due province del Lazio meridionale. Poca cosa? No, si stanno delineando gli assetti di sviluppo del futuro, ma a Latina la cosa rimbalza, non se ne parla.

Del resto qui si parla di poco e si chiacchiera molto. Ci andiamo a confrontare con una realtà, quella di Frosinone, che ha una forza che noi non sogniamo neanche: sono coesi e coscienti della loro identità culturale anche dialettica, tra Frosinone e Cassino, ma sicuramente “forte”. Sanno di essere un “noi”, del resto vantano una cultura che parte dai monasteri e arriva all’ingegneria di questo millennio. Sono coesi, hanno una borghesia cosciente del proprio ruolo: il Frosinone calcio lo fanno, e seriamente, le imprese, non il sindaco che chiama le imprese.

Noi non abbiamo fatto una tribuna, loro stanno facendo uno stadio. Noi siamo stati, e la storia lo dimostra, in serie B per avventura, loro per progetto (sono stati anche in A). Loro hanno da decenni l’autostrada, ora l’alta velocità ferroviaria: entro in autostrada al casello di Frosinone e senza incontrare in semaforo vai a Parigi, Berlino o fate voi. Hanno una università, quella di Cassino, che ha testa lì e da tempo è il terminale della rete di imprese legate all’automotive che ha la FCA come punta di diamante ma con un indotto ramificato e forte (Cassino è il polo centrale del rilancio di Alfa Romeo), noi? Fate voi.

In tutto questo subiamo i processi, non ci ragioniamo sopra, non cerchiamo di proporci non nudi ma con qualche idea di funzione rispetto al processo di integrazione. Da noi il confronto non c’è, e non è colpa dei sindaci, di chi fa politica, è male di sistema, è incapacità di proiezione dell’oggi rispetto a domani.

L’arrivo della Fiat a Cassino può essere fortuna, ma la crescita e la nascita dell’università accanto è valore aggiunto, la Fca è andata via da Termini Imerese ma ha investito a Cassino, la ragione è il “sistema locale” che ha creato fertilità alla presenza industriale. Noi? Non ci poniamo neanche il problema.

A Frosinone nel 2014 il Comune ha acquistato il teatro Nestor, 1000 posti, noi a Latina privatizziamo il D’Annunzio. C’è differenza. A Frosinone d’estate, e questa città non è turistica e non ha il mare, programmano il Teatro tra le porte a piazza Valchera, va da luglio ed agosto, con 1300 presenze a serata.

Forse qualche domanda dobbiamo farcela, tutti. Come disse Leonida Targhini che aveva congiurato contro il Papa mentre Mastro Titta procedeva a tagliargli la testa con il popolo, quello stesso popolo che voleva liberare: “Buonanotte popolo”.

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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