Damiano Coletta
Damiano Coletta

A Latina la maggioranza c’è, fa rumore riempie la piazza ed ha il suo “capitano”. Ora l’amore per Coletta esonda, trasporta, sprona, entusiasma ed è tutto un cambio, sia pure di stagione. E fin qui è… ma? L’opposizione? Si, perché a Latina non sono mai mancati gli amori: ha amato Redi, ha amatissimo Finestra, è andata in estasi per Zaccheo, ha onorato Di Giorgi.

No, no, di maggioranze e di “capitani” ne ha avuti di troppi, ma di Masanielli? Di altro pensare, pochi pochissimi. Prima a chiamarla Littoria era una bestemmia, poi a chiamarla Latina è diventato fuori moda. Ora? Non ci manca Coletta, lui c’è, lui ha vinto. Ci manca, se non si trova, l’opposizione, quelli che diranno “no, non va. cambia opinione”. Ci vuole non chi incensa Coletta ma chi dice, fermati, sbagli, c’è un altro modo di fare la città. Qualcuno che dice non esiste il “Bene comune”, ma una idea di meglio di ciascuno che nulla ha in comune ma sta nella città. A Latina serve come il pane il coraggio della opposizione, serve che qualcuno non segua il “cambio” ma chieda come si cambia, come muta l’idea della città. A Latina manca un confronto tra idee di città, non abbracciare una amorfa idea di città. Coletta farà il suo, sono gli altri che non debbono abdicare al loro. Solo l’opposizione ci salverà e non dovrà essere costruttiva o ragionevole, ma contraria anche irragionevolmente. Da noi funziona così, chi vince governa ma chi perde “rompe le palle”.

Servono orgogliosi sconfitti che di soccorritori di vincitori siamo pieni. La vittoria, come la sconfitta, non è per sempre, la dignità lo è. Buon lavoro a Coletta e gli auguro avversari cattivissimi.