giovedì 8 Dicembre 2022

Latina, da città invisibile a spazio da scoprire nelle immagini di Tonino Mirabella

Tonino Mirabella non è solo un fotografo è l’anima di una città come Latina tesa nell’eterna scoperta di se stessa.

In questi anni grazie agli scatti, alle iniziarive e alle opere di Tonino Mirabella Latina ha imparato a conoscersi, a disvelarsi e ad uscire da un anonimato a cui spesso si è auto condannata concedendosi il vezzo della sua razionale bellezza, un sorriso di fronte ai risultati raggiunti e qualche smorfia di troppo per i progetti mancati.

Latina, agli occhi di Tonino Mirabella, è una città che racchiude in sé non solo i luoghi più popolari del centro e delle periferie, ma anche i luoghi abbandonati e sconosciuti ai più, fatti da architetture dimenticate ai margini della città.

Ma anche di grandi potenzialità e sogni, ancora tutti da realizzare.

La passione per Latina e per la fotografia, un connubio che le hanno consentito di dare a Latina un’anima, fatta di immagini e sguardi, ben oltre l’ordinario. Come si è evoluta la città negli occhi di un artista che la ritrae da sempre?

“Sono nato a Latina, in piazza San Marco, quando la città finiva con Palazzo M. Uno spazio tra il metafisico e il realistico dove vivevano poche migliaia di persone, ci si conosceva quasi tutti e noi, cittadini di quel tempo, eravamo animati da una sorta di amor proprio che purtroppo è svanito nel tempo. Latina era la mia casa e quando ho iniziato a scattare negli anni settanta, ho iniziato d attraversare la città animato da un “pensiero flessibile e un occhio meccanico” per poter raccontare le mutazioni e i cambiamenti che oltre a destare curiosità generavano spesso incomprensioni. E l’abbattimento dell’ala dell’edificio delle poste rimane forse l’esempio più tangibile. “Il fotografo è pensatore per immagini che organizza in discorso critico” ma ciò accade in modo quasi sempre istintivo, la cosa importante è documentare, ci sarà tempo per capire”.

Da che cosa nasce l’idea di ritrarre Latina nei suoi luoghi dimenticati, degradati e invisibili?

“La periferia ha sempre attratto la mia curiosità, conoscere la città vuol dire attraversarla e raccontare le differenze tra lo splendore e le miserie che caratterizzano lo slum urbano. E’ il margine, il confine, il limite estetico e sociale che evidenzia il concetto di ghettizzazione urbana. E non è mai semplice muoversi in queste situazioni, ma quello che sento in certi momenti è un dovere: il mestiere di saper guardare e raccontare senza paura”.

Il concetto di tempo svolge un ruolo fondamentale nei suoi lavori. Da una parte l’aspetto atemporale dell’architettura tipica delle città di Fondazione, dall’altra il ticchettare del tempo con un’evoluzione strutturale e urbanistica spesso poco contestualizzata. Qual è la visione che ne emerge?

“Fotografare le architetture della “Città nuova” è stato il punto di partenza ideale, un esercizio di stile fatto da una fotografia rigorosa, rispettosa di linee e assi che caratterizzano l’organizzazione degli spazi della vita urbana. Poi la città cresce, muta velocemente, continua ad espandersi e purtroppo diventa caos, disordine; è una città senza forma, è il “nonluogo” e il transito veloce ne caratterizza l’assenza di un’anima, di una corretta identità. Quartieri spesso cresciuti in assenza di opere di urbanizzazione, progetti di case che tentano di imitare le grandi firme dell’architettura e in conclusione il nuovo stile architettonico imposto da costruttori meglio definiti come  palazzinari. La cortina come rivestimento esterno, i balconi ampi e soleggiati, l’allestimento del verde e poi le luci…”.

Se dovesse descrivere Latina tra passato, presente e futuro quali immagini utilizzerebbe?

“Per il passato utilizzerei la foto dell’edificio INA di piazza Roma, è la casa dove vivo,  ritengo sia un progetto per  civile abitazione tra i più importanti di quel periodo. Il presente lo racconterei con un rendering di un fantastico giardino al posto di quell’orrido bunker sede del liceo classico Dante Alighieri di Latina. Al futuro, invece, dedico due immagini, la vecchia ala delle poste per cercare di risanare una ferita mortale per Latina e la biblioteca Stirling perché è nostra e sarebbe certamente un motivo di vanto e di progresso per la nostra città. E poi lo dobbiamo a Nino Corona, un sindaco davvero coraggioso e visionario”.

E l’immagine icona che utilizzerebbe quale simbolo di rilancio e sviluppo della città quale sarebbe?

“Il quartiere Nicolosi, rappresenta per me il punto di incontro tra passato, presente e futuro. Oggi è crogiolo di diverse identità come da sempre lo è stata la nostra città. Una città aperta e solidale, mi piacerebbe vederlo rinascere come quartiere universitario abitato dagli studenti provenienti da più parti d’Italia”.

La pandemia ha stravolto le nostre vite e mutato profondamente anche la città. Con la sua arte in questi anni è riuscito a dare anima ad ogni angolo di Latina, crede che quell’anima nonostante le difficoltà attuali sia ancora forte e pronta a rialzarsi?

“Credo che abbiamo la “fortuna” di vivere in un periodo storico molto particolare. Siamo tutti indifesi, viviamo tutti le stesse paure, è nostro compito trarne il meglio per capire dove abbiamo sbagliato e come raddrizzare la rotta per vedere brillare la nostra città. Fotografare la città durante la pandemia mi ha dato una marcia in più, ho visto il potenziale ancora inespresso, ho visto le opportunità mancate e le strade che pian piano e con coraggio bisogna percorrere per fare di questa nostra città un vanto e non un peso viverci. Quindi sì credo nel nostro futuro”.

L’augurio che vuol fare a Latina e ai suoi concittadini….

“Di uscire da questa crisi più forti e consapevoli, di riappropriarsi di quella appartenenza che potrà permetterci di riprendere un cammino di crescita sulla strada della legalità e del progresso”.

Alessia Tomasini
Nata a Latina è laureata in Scienze politiche e marketing internazionale. Ha collaborato con Il Tempo e L'Opinione ed è stata caporedattore de Il territorio e tele Etere per la politica e l'economia. L'esperienza nell'ambito politico l'ha vista collaborare con pubbliche amministrazioni, non ultima quella con la regione Lazio, come portavoce e ufficio stampa.

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