Polizia

Un patrimonio pari a circa tre milioni di euro.

A tanto ammonta il valore dei beni tra immobili e auto sequestrati oggi a Gianluca Tuma.

In particolare si tratta di 5 immobili, di cui un appartamento e 3 locali commerciali e un laboratorio  industriale, 3 autocarri e 1 rimorchio, 2 autovetture, 2 motocicli.

Sequestrate anche quote societarie e rapporti bancari di 13 società il cui settore operativo spazia dall’edilizia, alla gestione di immobili, all’impiantistica edile civile fino alla produzione di alimenti.

Tra i beni anche le quote di partecipazione alla proprietà dell’A.S. Campoboario ed il marchio verbale e figurativo della Società Sportiva Calcio U.S. Latina.

L’operazione è stata portata a termine dagli agenti della divisione anticrimine della questura di Latina che gli hanno notificato ed eseguito il decreto di confisca e di sottoposizione alla misura preventiva della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per 3 anni emesso dalla sezione penale del tribunale di Latina, su proposta del Questore di Latina.

I beni intestati a carico di Gianluca Tuma, 49 anni, residente a Latina, erano già stati sequestrati preventivamente nel febbraio del 2017.

Tuma è da sempre gravitante nel tessuto criminale della provincia pontina.

Le approfondite indagini sono state mirate a dimostrare, in maniera incontrovertibile, come abbia, di fatto, tratto sostentamento e ricchezze  da attività delinquenziali manifestando, con modalità sempre più elaborate, la sua spiccata capacità non solo a compiere ma anche a organizzare, promuovere e gestire  trame criminali.

Conosciuto alle polizia e alla magistratura fin dalla sua adolescenza, infatti, venne arrestato per la prima volta nel maggio del 1985, quando non ancora quindicenne, con l’accusa di furto aggravato.

A seguire altri  furti eseguiti con grande maestria.

Per tutta la restante parte degli anni ’80, la vita di Tuma è stata caratterizzata da vari procedimenti a suo carico per reati contro il patrimonio, sempre in compagnia di esponenti della famiglia Di Silvio.

Annovera pregiudizi per estorsione, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali dolose, danneggiamento.

E’ stato condannato per violazione alle prescrizioni della sorveglianza speciale, porto illegale di armi, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, false generalità, ingiurie.

Ma l’indagine più importante degli ultimi tempi che lo riguarda nasce dall’operazione condotta dalla locale squadra mobile denominata “Don’t  touch”, da cui è scaturita  l’emissione a suo carico di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

I reati erano associazione per delinquere e intestazione fittizia di beni e poi sfociata in una condanna irrevocabile per la sola intestazione fittizia  a tre anni e quattro mesi di reclusione.

Il tribunale ha condiviso gli accertamenti patrimoniali della polizia anticrimine che hanno evidenziato l’esistenza di concreti e specifici indizi dai quali si desume che l’imprenditore e la sua famiglia, anche attraverso l’intestazione di quote societarie, vivono con i proventi derivanti da attività delittuose.

L’asse immobiliare e finanziario accumulato, è in evidente sproporzione con le disponibilità dirette e indirette dichiarate al fisco.