Danno Dumbo al Supercinema a Latina, e la gente è per strada con i bimbi che vogliono vedere un elefante che vola con le orecchie che fanno le ali. Ma mica interessa il film, manco la sua storia, ma una mia personale memoria: quando a Latina alla uscita dello spettacolo del cinema ci si incrociava, salutava e riconosceva. Ora al cinema si arriva con la fretta della solitudine, si sta in solitudine per un poco e alla uscita si è soli di nuovo. Direte, ma qui non funziona nulla tu pensi alla nostalgia del cinema? Sì, perché a Latina ormai non ci vediamo più, non ci incrociamo più, semplicemente non siamo. Tutto è così diradato, distante, che non c’è più un momento umano. Per questo vedere gente vociante davanti al conferma dove danno Dumbo è un poco un piacere antico, come bere un liquore che non c’è più. Come parlare dello Stock nell’epoca dell’esotico anche liquoroso, ma senza alcun sapore. La città è la sua dimenticanza e sarebbe bello vedere un elefante volare, o meglio: bambini passeggiare, ragazzi vociare, donne sfilare e uomini intenti a raccontare. Ma con ci sono le presenze. E non vi ho parlato del teatro chiuso, dei musei senza muse, dei libri dimenticati. Doveva essere la stagione di poeti e di musica, a Latina è un funerale: campoverde torna ad essere Campomorto,. e anche pantano d’inferno pare attraente perchè almeno ha le fiamme.

Insomma Dumbo ci ha fatto un dispetto riportando la vita in questo cimitero che stiamo diventando.