Arcobaleno a Bassiano, dopo il temporale

Il tempo qui è strano, in una estate strana assai. Una di quelle che non arrivano e non vanno via. Quei tempi vuoti dove le persone sono come non previste in un copione divino. Piove di nuovo, sul Semprevisa fa nero, nero. Già, abbiamo una montagna sulla testa, ma nessuno se ne manifesta, guardiamo i dettagli di niente e non la maestosità presente. La città è vuota, ma non solo di persone, come se avesse dimenticato le pulsioni, come se non seguisse il ciclo delle cose. E guardo quel monte, la dolcezza greca degli ulivi, la loro mediterraneità, da Aleppo a qui del medesimo odore e poi oltre che è terra prima della fine del mondo. Ma qui ci crediamo esenti dalla vita.

Il mare si muove di più, si alza il vento. Il monte adesso si schiara, ma ha le nuvole ancora, ecco si vede ora l’arcobaleno, da qui da Bassiano dove pare che pulsa il cuore di queste montagne che non fanno paura, e se piove poi c’è il sereno. Fiore d’Abramo, ora è come se volessero regalarti un fiore dopo il temporale e il suo gran rumore. Che sono belle le mie montagne quando sono belle, quando il rumore scivola via. Poi giù ai piedi di questa increspatura arriva l’acqua pulita di qui, un’onda di vita. Che bella la mia terra dell’ulivo. Odora di mosto, di mentuccia, e gli ulivi sono testimoni, orologi senza fretta. Sta finendo l’estate.