Sono settimane che il termine “ripartenza” è diventato di uso comune.

E’ diventato il simbolo di una auspicata rinascita dopo oltre sessanta giorni di lockdown che se non hanno del tutto ras al suolo il sistema Italia lo hanno talmente ferito da renderne complessa quanto incerta la ripresa.

L’emergenza sanitari, di cui abbiamo pagato un prezzo altissimo di vite umane, ha portato con sé un’altra emergenza terribile e in costante diffusione, quella economica.

In queste settimane abbiamo assistito trepidanti e propositivi di conoscere i contenuti dei decreti, rigorosamente comunicati in notturna, del presidente Cote per capire come e in che termini, oltre che tempistiche, si intendeva agire per evitare quella che a tutti gli effetti è una recessione.

Abbiamo visto tanti propositi, abbiamo letto di somme ingenti stanziate per far fronte a cassa integrazione, immettere liquidità nelle imprese costrette a chiudere o a non lavorare per il blocco delle attività.

Ma nulla di concreto è arrivato a dare realmente vitalità al sistema. La politica ha preso atto dell’esistenza di un problema ma non è riuscita, a tutti i livelli e senza alcuna distinzione di partito o “credo”, in alcun modo se non a ridurlo a contenerlo.

I politici, partendo da quelli regionali del Lazio, arrivando ai parlamentare, ai ministri fino a Conte, si sono sbracciati nel mare della crisi economica dilagante non accorgendosi che più si agitavano più affondavano.

Eppure sarebbe stato sufficiente cominciare a muovere braccia e gambe nella stessa direzione recuperando il troppo terreno perduto e rimuovendo le criticità che influenzano negativamente la competitività del sistema produttivo.

Il tutto partendo dalla cancellazione di una burocrazia, complessa e farraginosa, troppo spesso alibi perfetto per nascondere le inefficienze e le incapacità politiche, stabilendo quali siano le priorità su cui intervenire diversificando gli interventi e le risorse, garantendo l’occupazione e non l’assistenzialismo ed una utopistica cassa integrazione.

E’ vero che il motore della nostra economia deve ripartire e subito ma se non si mette in atto una politica economica seria, basata sulle priorità e non su “soccorsi” a pioggia, che tenga conto di ogni singolo settore e non solo di quelli sostenuti dalle lobby più forti, si rischia di restare “in folle” e non ce lo possiamo permettere.

In questi giorni in cui festeggiamo la Festa della Repubblica, in cui tutti i politici e le istituzioni si affanneranno a postare e comunicare l’importanza di tale giorno per il popolo italiano, gli stessi politici e le stesse istituzioni colgano l’occasione per riflettere e per rimboccarsi le maniche prendendo esempio da chi questa Repubblica non solo l’ha fondata ma si è sacrificato per renderla possibile.