Ennesima vita strappata.

Un raptus omicida ha privato Elisa del suo futuro ed una bimba della sua mamma, della sua famiglia.

Una nuova ferita si è aperta nel cuore di Cisterna già segnata da tragedie analoghe che hanno messo in luce, con una forza dirompente, la fragilità di una società e, soprattutto, delle persone che la compongono.

Elisa è morta presa a martellate.

C’è una ferocia inaudita in questo gesto.

Silenzio e dolore sono l’unica che resta di fronte a notizie che non vorremmo mai ma che continuiamo a raccontare con le penne intrise nel sangue di vittime innocenti in quella lunga, interminabile, scia di omicidi che hanno preso il nome di femminicidio.

Oggi quello che si cerca di fare per contrastare il dilagare di questo fenomeno, senza riuscirci, stando i dati, è prevenire, informare, cercare di non far sentire tutte quelle donne, che si trovano in situazioni border line, sole.

Isolate in un contesto familiare dove la violenza spesso diventa una gabbia da cui non si riesce a sfuggire.

Ma la domanda che, su tutte, dobbiamo porci è come evitare che la rabbia ci accechi.

Quella rabbia, frustrazione, odio che è parte di tutti gli esseri umani, uomini o donne che siano.

E’ quella parte oscura che alberga in ogni singolo individuo e che sin da piccoli ci insegnano a tenere sotto controllo attraverso una serie infinita di comandamenti, di regole che, però, in alcuni casi scompaiono lasciando il campo alla violenza.

E’ una questione culturale, non di genere.

E’ incapacità di accettare quanto accade intorno a noi, le scelte di chi ci è accanto.

Ma è soprattutto incapacità di gestire sentimenti di odio che, purtroppo, sono all’ordine del giorno perchè sono in noi.

Ogni minuto apprendiamo di vicini che imbracciano il fucile e minacciano il confinante perchè infastidito dai cani che abbaiano o dalle foglie degli alberi che cadono.

La violenza, l’eccesso di odio e rabbia sono diventati il filo conduttore di questa società in cui anneghiamo giorno dopo giorno.

Con Elisa è stata uccisa una parte di noi.

E’ stata uccisa la nostra possibilità di mettere da parte l’odio e di guardare cosa ci accade intorno oltre la misura del nostro passo.

Non esistono giustificazioni o alibi a quanto accaduto.

Ma nel silenzio e nel dolore quello che è necessario è riflettere ciascuno nel suo piccolo per capire cosa cambiare in noi per cambiare, davvero, la società non che ci circonda ma di cui siamo parte.