La protesta dei sindacati della Polizia Penitenziaria il prossimo 9 giugno davanti al carcere di Velletri

Un comunicato duro, durissimo, sulla situazione di grave disagio che stanno vivendo, in questi mesi, gli addetti delle carceri del Lazio, è stato diffuso in giornata dall’Unione dei Sindacati di Polizia Penitenziaria. Il motivo è sempre lo stesso: la carenza di personale che permette ai detenuti di portare avanti, come testimoniato dal testo, traffici illeciti dentro ma anche fuori gli edifici di pena.

Questo il testo integrale del comunicato: “Ringraziamo il Procuratore Nicola Gratteri delle parole spese in queste ore sull’assurda vicenda che vede il ministero della giustizia impegnata su come alleviare l’affettività in carcere per i condannati e imputati di gravi reati, prevedendo uno stanziamento di oltre 28 milioni di euro da destinare alle casette dell’amore: Nel frattempo nelle carceri laziali si sta vivendo il psicodramma degli agenti di polizia penitenziaria, che oltre ad essere additati come torturatori da leggi volute dalla classe politica che approva norme in tal senso diventano le vere vittime dei “torturati” con continue aggressioni, vessazioni di vario genere senza alcuna considerazione altrettanto puntuale.

Ritrovarsi addirittura con dei soggetti ritenuti “borderline” (per non definirli come ha detto lo stesso Gratteri “i pazzi”) che dovrebbero essere curati in strutture idonee (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), insufficienti a recepire il numero elevato di tali soggetti invece di lasciarli tra detenuti che non rientrano in questo stato di salute.

Questo dramma legato anche alle carenze di personale di Polizia Penitenziaria, (che dopo i tagli della ministra Madia nel 2017) ad oggi può contare di appena 2800 unità destinati ai servizi  nelle carceri, nelle traduzioni, nei tribunali, aeroporti e uffici dell’amministrazione per oltre 5800 detenuti di cui oltre 500 in Alta Sicurezza presenti a Roma, Viterbo, Latina, Frosinone, Civitavecchia. 

Sono previste un’integrazione di 380 unità in uscita dai corsi per luglio, che copriranno di un terzo le uscite in pensionamento degli agenti più anziani con oltre 35 anni di servizio e 56 anni di età (limite massimo e 60 anni per accedere alla pensione per la Polizia penitenziaria), personale che ha speso tutto sul piano psico-fisico a gestire una popolazione detenuta sempre più violenta e pericolosa anche per gli stessi ristretti. 

Detenuti che trovando questa forte carenza, si prodigano a gestire i traffici di sostanze psicotrope, droghe e telefonini facilmente arrivabili all’interno del sistema penitenziario per mancanza di personale che possa controllarli viste le forti carenze che evidenziamo da anni, trovando sulla loro strada anche norme che favoriscono indisturbati tutto questo, alimentati dalla politica malsana che contribuisce a rendere semplice ogni situazione delinquenziale.

Nel frattempo, segnaliamo la protesta del personale del carcere di Velletri, dove a fronte di un organico previsto di 277 unità, i sindacati della Polizia Penitenziaria denunciano una carenza evidente di 80 unità, costretti a protestare con unico strumento possibile ovvero astenersi a poter consumare il proprio pasto dopo 8 ore di servizio pur di evidenziare la gravità della situazione. Il rischio che non si riesca a far fare le ferie agli stessi perché non ce garanzia che si mantenga l’ordine e la sicurezza all’interno del carcere in mano a centinaia di detenuti che non rispettano le regole penitenziarie. Unitamente ad altre sigle sindacali e stato deciso di protestare davanti al carcere di Velletri il prossimo 9 giugno, per far sentire la voce dei colleghi che nel frattempo continueranno a garantire il proprio mandato istituzionale, per un’istituzione come l’Amministrazione Penitenziaria che non dimostra sensibilità nel merito delle rivendicazioni che sono: nuovi agenti in integrazione del servizio da rendere e garantire più sicurezza e tutela nel nostro lavoro.

Abbiamo investito anche le autorità cittadine, che di fatto dovrebbero essere al nostro fianco perché il carcere è parte integrante del loro territorio, un carcere non sicuro ricade anche sulla collettività che ne fa parte. Pertanto, ci aspettiamo come atto di attenzione che la classe politica quella sana presente sul territorio si faccia carico di porre le giuste attenzioni”.

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