Queste settimane stanno segnando quello che si potrebbe definire un record storico.

I pronto soccorso del Lazio e della provincia di Latina, fatta eccezione per quello di Tor Vergata a Roma, hanno accessi che si contano sulle dita.

Numeri inferiori anche a quelli che solitamente caratterizzano le festività.

Effetto Coronavirus che ha instillato nei cittadini il timore di accedere alle strutture ospedaliere per timore di essere contagiati.

La situazione in cui si trova questi giorni l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, generalmente sovraffollato con centinaia di accessi, ha del surreale.

Le sale d’aspetto sono praticamente vuote con un’accelerazione legata al paziente di 53 anni, di Borgo Podgora, risultato positivo al Covid 19 e poi trasferito allo Spallanzani.

Questo dimostra, anche se non ce ne era bisogno, quanti siano gli accessi impropri, che ogni giorno si rivolgono all’ospedale per patologie minori.

I codici minori, ex verdi e gialli, continuano ad essere, infatti, la piaga irrisolta che condanna ad attese interminabili ed estenuanti i pazienti e costringe il personale, medico ed infermieristico, a situazioni limite.

Sono quelli che spesso creano problemi legati alla già endemica carenza di posti letto costringendo i pazienti su barelle di fortuna e a soste infinite nei corridoi.

Che siamo diventati tutti sani all’improvviso è poco credibile ma che si abusi del pronto soccorso è evidente.

Una lezione importante questa di cui si dovrebbe fare tesoro anche quando l’emergenza sarà passata.

Perchè se è vero che i problemi della nostra sanità sono tanti è altrettanto vero che come cittadini ci mettiamo del nostro a peggiorare la situazione.