Renato Guttuso, maternità 1927

Cosa è la passione? No, no, non è una ossessione è una corsa che senti il bisogno della meta, è quello che pare sia la ragione stessa di questo vivere. E’ sentire che devi quel che fai, che stai facendo quel che devi.

“Ma un bravo poliziotto che sa fare il mio mestiere
sa che ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere
e ti fece cadere la tua grande passione
di aspettare l’arrivo dell’amico campione” (Francesco De Gregori)

Ogni uomo ha una passione, ha una ragione per stare qui, per dire al mondo “esisto anche io”. Una passione che dalle mie ragioni è quella sofferenza del Cristo per il dovere andare al padre, risorgere e testimoniare che non finisce qui, che non può finire così, non può finire così.

Ogni uomo è nel segno nella ferita che lascia nel corpo molle della vita degli altri, nei loro nervi, nei ricordi. E ho visto passioni ardite e poi ho visto cose inaudite occhi d’amore che parevano lacrime infinite. Non me ne vogliate ma vi dico che ho visto passioni in donne antiche che per il domani si sono dedicate la vita.

Vi racconto questo perché sabato scorso mentre moderavo il dibattito sulla intitolazione della palestra del Pacifici de Magistris di Sezze a Daniele Nardi, su iniziativa della preside Anna Giorgi. Ho guardato la madre che teneva in braccio il nipotino Mattia e mi è parso di tornare bambino, di andare alla radice della passione che è quell’amore. Se sei amato, se sei educato all’amore, capisci il volo che devi. Senza? Mio padre ebbe a che fare con le galline per “lascito” di mamma a cui il destino aveva dato fretta di dover andar via, le studiò e sentenziò: sono proprio stupide, seguono solo le strade che conoscono. Lui gli apriva tutta la porta del pollaio e non entravano, la chiudeva lasciando un piccolo varco e si accalcavano ad entrare. Ecco c’è chi si accalca e chi prova strade nuove, il secondo capisce l’amore, i primi non lo conosceranno mai.