domenica 19 Maggio 2024
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La Nona Elegia: Ella & John – The Leisure Seeker di Paolo Virzì

Sono andato a vedere Ella & John-The Leisure Seeker di Paolo Virzì con la certezza che avrei avuto modo di gustare un ottimo film. Le premesse c’erano tutte: una bella storia (tratta dal romanzo The Leisure Seeker di Michael Zadoorian), due grandi attori (Donald Sutherland ed Helen Mirren) e un regista che, fin dal suo esordio, ha dimostrato di essere, probabilmente, l’unico vero erede della grande tradizione della commedia all’italiana, uno che ha imparato la lezione insuperabile di Monicelli e Scola.

Ho iniziato a seguire il film con queste attese che, sembrava, si sarebbero di lì a poco realizzate: i due anziani coniugi, distrutta nel fisico ma lucidissima lei, ancora in forma ma con una memoria sempre più labile lui, scappano di casa con il loro vecchio camper (The Leisure Seeker del titolo), quello con il quale avevano fatto tanti viaggi da giovani, quando i figli erano ancora piccoli; un viaggio della memoria vissuto, paradossalmente, a stretto contatto con una memoria che, invece, vacilla sempre di più, con l’America dei road movie sullo sfondo, con i suoi superbi paesaggi, le lunghe e dritte strade, insomma con tutti gli ingredienti giusti.

Passavano, invece, i minuti e il film non prendeva quota. Ho sperato che si trattasse di un voluto inizio lento che stava preparando una grande, incontenibile esplosione e invece i minuti scorrevano e le sequenze continuavano, a tratti anche in modo ripetitivo, a non diventare vera e profonda emozione, quella superba sintesi di umorismo e malinconia che la commedia all’italiana ha insegnato al mondo intero e che Paolo Virzì aveva dimostrato di saper produrre. Eppure gli elementi che mi aspettavo all’inizio continuavano a esserci tutti. La storia continuava a essere bella, gli attori impeccabili e il tocco registico di Virzì elegante. Tutto, insomma, secondo le attese. Ma il film sembrava un oggetto che s’intuiva bellissimo, ma come smontato, pezzo per pezzo, su un tavolino in attesa che qualcuno sapesse trovare la maniera giusta per montarlo. Mancava, cioè, la sceneggiatura.

Mi rendo conto: è strano. A firmare la sceneggiatura di questo film, con lo stesso Virzì ci sono Francesca Archibugi e Francesco Piccolo coadiuvati, probabilmente nel timore di non riuscire a rendere la giusta atmosfera americana, da uno sceneggiatore statunitense, quello Stephen Amidon dal cui romanzo Human Capital Virzì aveva già tratto Il capitale umano. Insomma: non degli sprovveduti.

Eppure ciò che, a mio avviso, è mancato al film è stato proprio l’intreccio narrativo, la sapiente scansione degli eventi in funzione narrativa che qui invece, si sono susseguiti in una catena lineare in cui allo spettatore risultava sempre più ovvio e scontato prevedere cosa sarebbe accaduto di lì a poco. È un errore nel quale si può cadere proprio quando si decide di trarre un film da un romanzo e non si ha il coraggio di tradirne la lettera per rispettarne in profondità lo spirito.

Un amico col quale si parlava del film attribuiva la sua scarsa riuscita all’incapacità degli autori italiani di trattare la materia del road movie. Non credo. E non perché il film non è soltanto un road movie, ma soprattutto perché proprio la grande tradizione della commedia all’italiana, di cui Virzì è figlio, ha al suo novero capolavori come Il sorpasso di Dino Risi.

Ella & John di Paolo Virzì è semplicemente un film venuto male. Capita.

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